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Bankitalia, il 17% in mano a 9 casse professionali

Rasenta il 17% (precisamente supera il 16,8%) la percentuale del capitale della Banca d’Italia in mano a 9 Casse previdenziali che, nell’assemblea dell’Istituto guidato da Ignazio Visco di ieri, ne hanno apprezzato il «rafforzamento patrimoniale» e «le positive risultanze reddituali conseguite», giacché nel 2019 è stato messo a segno un balzo dell’utile netto a 8,2 miliardi di euro, contro i 6,2 miliardi dell’anno passato. Ma, al tempo stesso, vorrebbero consultare il «progetto di bilancio», prima dell’approvazione.

Ad esprimersi, a nome della galassia degli Enti pensionistici privati, il presidente dell’Adepp (l’Associazione che ne conta 20) Alberto Oliveti, che ha detto di condividere la scelta di via Nazionale d’«intervenire a sostegno delle autorità nazionali e locali, impegnate nella prevenzione e nel contrasto dell’emergenza epidemiologica da Covid-19».

E, se Visco s’è augurato che la redistribuzione delle azioni possa procedere senza problemi «a ritmo sostenuto», i dati mostrano come le Casse non abbiano smesso di considerare l’investimento, da cui ricavano un rendimento annuo del 4,5%, appetibile: ad oggi, infatti, Enpam (medici e dentisti), Cnpadc (dottori commercialisti), Cassa forense (avvocati) e Inarcassa (architetti ed ingegneri) hanno in portafoglio l’importo massimo per gli organismi privati, pari al 3% (l’equivalente di 9 mila quote, proprio come l’Inps), poi ci sono Enpaia (addetti ed impiegati in agricoltura, 8.280 quote), Enpacl (consulenti del lavoro, 3.600), Cnpr (ragionieri, 1.500), Enpapi (infermieri, 800) ed Enpap (psicologi, con 400 quote).

Agli Enti, però, va stretto il ruolo di meri «spettatori»: se nella precedente assise di Bankitalia avevano posto l’accento sulla ripartizione dei dividendi (domandando se, vista la dinamica dei guadagni, potessero andare «verso i limiti superiori previsti dall’articolo 38 dello Statuto», ossia al 6%, si veda ItaliaOggi del 30 marzo 2019), l’obiettivo è ora divenire parte attiva in sede d’esame del bilancio. E, perciò, reclamano che «possa esser rivisitata la prassi di visionabilità» del testo.

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