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Bankia, tensioni tra Madrid e la Bce

Bankia dovrà essere salvata con iniezione di risorse fresche, Madrid non potrà fare ricorso alla ricapitalizzazione attraverso titoli del debito spagnolo come sperava. È questo l’unico punto fermo al quale si è arrivati dopo una giornata di tensioni e smentite tra la Commissione di Bruxelles, la Banca centrale europea e il Governo di Mariano Rajoy. Mentre, anche a causa delle incertezze politiche, ieri il differenziale di rendimento tra i bonos decennali e i bund tedeschi ha toccato i 540 punti base, 200 in più rispetto al novembre scorso quando Rajoy ha stravinto le elezioni, segnando un nuovo massimo dall’introduzione della moneta unica. La Spagna paga sui titoli con scadenza a dieci anni un interesse del 6,7%, ormai molto vicino alla soglia critica del 7% oltre la quale sono crollate Grecia, Irlanda e Portogallo. Ma non l’Italia che con il Governo di Mario Monti ha saputo rimettersi in carreggiata allontanando ogni ipotesi di salvataggio europeo.
In mattinata da Francoforte è arrivata una smentita, inusuale e inattesa, delle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times secondo le quali la Bce avrebbe bocciato il piano del Governo spagnolo per ricapitalizzare Bankia. «Contrariamente a quanto riportano i media – spiega l’Eurotower in un comunicato – la Bce non è stata consultata e non ha espresso alcuna posizione sui piani delle autorità spagnole per ricapitalizzare una delle principali banche spagnole. Siamo pronti a dare il nostro consiglio sugli sviluppi di un simile piano». La posizione ufficiale di Madrid su Bankia conferma il comunicato della Bce: «Il Governo non ha presentato nessun piano alla Bce, né la Banca centrale europea ha respinto niente al riguardo. Bisogna dare retta al Governo e non al Financial Times», ha detto il ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, rispondendo in Parlamento alle domande dell’opposizione socialista.
Nei giorni scorsi lo stesso de Guindos aveva fatto riferimento alla possibilità di ricapitalizzare Bankia, il quarto istituto del Paese nato dalla fusione di sette casse di risparmio nel 2010, trasferendo 19 miliardi di euro di bond nella casa madre della banca, il Banco Financiero y de Ahorros (Bfa), permettendo quindi a questa di usarli come collaterale per accedere ai prestiti della stessa Bce. Sul salvataggio di Bankia – la banca più esposta sull’immobiliare, già nazionalizzata per evitare il default – si è inoltre consumata a Madrid la rottura definitiva tra il Governo conservatore e il governatore centrale Miguel Angel Fernandez Ordonez che lascerà l’incarico a giugno con un mese d’anticipo.
Fonti vicine a Rajoy parlano di «ore convulse», di un premier «molto irritato e deluso»: sembra infatti che il Governo spagnolo avesse chiesto «in modo del tutto informale» un parere preventivo agli esperti della Bce su alcune questioni aperte, tra le quali il salvataggio di Bankia e che a Madrid si aspettassero sull’argomento il massimo della riservatezza.
De Guindos ha affermato ieri che Bankia sarà ricapitalizzata attraverso il Frob, il fondo pubblico di ristrutturazione bancaria: «Useremo il meccanismo abituale – ha spiegato de Guindos – quello già utilizzato per altre iniezioni di liquidità da parte del Frob, e cioè un’emissione sui mercati del capitale e, in seguito, a seconda della necessità, trasferiremo le risorse alla banca». Il ministro dell’Economia ha ricordato che il rapporto dell’Fmi che sarà diffuso nei prossimi giorni, stima che il 70% del sistema bancario iberico sopporterebbe «senza alcun problema» test di stress dell’economia ma ha riconosciuto le «forti difficoltà di alcune banche che già hanno ricevuto aiuti pubblici», come CatalunyaCaixa, NovacaixaGalicia e Banco de Valencia.
Il sistema finanziario spagnolo ha accumulato un’esposizione verso il settore immobiliare stimata in circa 320 miliardi di euro, secondo l’Institute of international finance, gli asset tossici dell’immobiliare ancora presenti nei bilanci delle banche spagnole potrebbero causare perdite fino a 260 miliardi nei prossimi due anni.

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