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Bank of America frena sull’utile

Bank of America e Morgan Stanley sono riuscite a mettere a segno risultati superiori alle attese, anche se i conti del primo trimestre dell’anno sono stati schiacciati da oneri straordinari. Bank of America, che ha rinunciato al titolo di prima banca americana dopo la cura “dimagrante” seguita alla crisi, ha intascato utili trimestrali per 653 milioni di dollari, in calo del 68% rispetto allo stesso trimestre del 2011, e il giro d’affari è scivolato del 17% a 22,3 miliardi. Ma escludendo voci contabili per 4,8 miliardi legate alla valutazione del suo debito, i profitti sono aumentati del 38% a 3,6 miliardi e le revenue sono diminuite d’un più modesto 2,8% a 27,3 miliardi.
Morgan Stanley, a sua volta, con due miliardi di oneri ha dovuto riportare una perdita di 94 milioni e una flessione dell’8,4% nelle entrate a 6,94 miliardi. Escludendo queste voci straordinarie, però, la banca ha accresciuto i profitti del 27% a 1,4 miliardi e il giro d’affari del 14% a 8,91 miliardi. Gli oneri sono legati al paradosso del “debt valuation adjustment”, o Dva, che registra come guadagni le perdite di valore del debito della banca e quali perdite, invece, i miglioramenti. Simili voci, ingenti per i due istituti, hanno condizionato anche i risultati di altri gruppi finanziari americani, quali Citigroup. La loro natura contabile accentua tuttavia il rilievo dato da Wall Street ai conti operativi e la Borsa ha inizialmente apprezzato i bilanci di Bank of America e Morgan Stanley: la prima in apertura è lievitata dell’1,5% e si trova in rialzo del 60% da inizio d’anno; la seconda è salita del 3,7 per cento. In seguito, però, persistenti dubbi sulle prospettive dell’economia e del settore finanzario hanno penalizzato le quotazioni.
Bank of America, seppur ancora impegnata in ristrutturazioni e dismissioni, ha tratto vantaggio da schiarite nel credito e nelle attività sui mercati: gli stanziamenti per coprire perdite legate a prestiti sono diminuiti a 2,4 miliardi, l’accantonamento più basso dal 2007, da 3,8 miliardi. E la divisione global markets, trainata dal reddito fisso, ha riportato profitti per 798 milioni rispetto a perdite di quasi altrettanto un anno prima. Le revenue, eliminati oneri contabili, sono state pari a 5,2 miliardi, più che raddoppiate dal quarto trimestre 2011. «Il miglioramento dell’economia e il lavoro svolto per semplificare il gruppo hanno aumentato solidità e redditività», ha detto l’amministratore delegato Brian Moynihan. Quando si tratta di solidità la banca ha riportato un livello di capitale Tier 1 del 10,78% rispetto all’8,64% dell’anno scorso.
Morgan Stanley, che sotto James Gorman ha in corso una riorganizzazione che evita le attività più rischiose e premia quelle rivolte si clienti, ha a sua volta contato su riscosse del trading. La divisione di reddito fisso, valute e commodities senza oneri ha più che raddoppiato le entrate dal quarto trimestre del 2011 e le ha aumentate del 34% dal primo trimestre dell’anno scorso. L’istitutional-securities business, che include l’investment banking, ha visto un declino del 15% nelle revenue con gli oneri ma un incremento del 33% a 5 miliardi con i conti depurati dalle voci straordinarie. Morgan ha aumentato del 10%, a 2,11 miliardi, i fondi destinati nel trimestre ai compensi dei dipendenti. E Gorman spera anche l’agenzia di rating Moody’s, che ha minacciato un declassamento della banca entro giugno, prenda nota degli aspetti incoraggianti nel bilancio.

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