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Banda ultralarga, via al piano Il governo: “Niente diktat” Su RaiWay muro contro muro

 Che sia sottoterra, con lo sviluppo delle nuove reti ad alta velocità, oppure via etere, non c’è dubbio che il futuro dei media passi attraverso il mezzo tecnico e non dai contenuti. Una partita che vede protagonisti governo e operatori tlc, con Palazzo Chigi che oggi scopre le carte per il suo piano sulla banda larga. Ma che viene guardata con interesse all’estero: dalla Francia, dove il gigante tlc Orange ha lanciato avance a Telecom per possibili alleanze, alla Spagna, con il gruppo Abertis che ha rilevato per 693 milioni i 7.400 ripetitori della società telefonica Wind. Sullo scacchiere, in attesa di conoscere i dettagli del piano per internet ad alta velocità, ieri ha mosso il governo: il sottosegretario Antonello Giacomelli con delega alle tlc, ha voluto chiarire che il documento di cui si parlerà a Palazzo Chigi non contiene la data entro cui verrà “spenta” la rete in fibra di rame (nei giorni scorsi si era parlato del 2030), mettendo in allarme Telecom Italia che ne è proprietaria. «Nessun arbitrario spegnimento della rete – ha detto Giacomelli – perché abbiamo un piano per stimolare gli investimenti e non il contrario». L’obiettivo? «Recuperare il ritardo su banda larga, capacità di connettività e uso della rete internet», secondo i dati che ci vedono in coda tra i Paesi Ue. Nemmeno la Borsa ha creduto al grido di allarme di Telecom contro lo scippo del Governo ma molto di più alle dichiarazioni del numero uno di Orange, Stephan Richard. Il titolo ha guadagnato l’1,3% dopo l’intervista in cui ha dichiarato che Telecom «non è un concorrente» ma «una opportunità di consolidamento in Europa». Nemmeno la smentita su colloqui tra le due società da parte del presidente di Telecom Cesare Recchi ha fermato gli acquisti. Il mercato ha ricordato che a breve Telecom avrà come primo socio il gruppo francese dei media Vivendi. E proprio ieri il finanziere Vincent Bolloré (dato vicino a Silvio Berlusconi) ieri è salito dal 5 all’8% del capitale di Vivendi. Sullo sfondo, l’offerta di Fininvest alle torri di Rai Way: il cda Rai ha ribadito che, secondo il quadro normativo, non potrà «scendere sotto il 51% di Ray Way», mentre da Ei Towers, la società che ha lanciato l’offerta: «Non esiste norma di legge che impedisce a Rai di scendere sotto il 51%». Ma il deputato del Pd, Michele Anzaldi, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, ha fatto sapere che Consob ha iniziato «a indagare subito dopo l’annuncio dell’offerta» di Fininvest visto che «i titoli coinvolti hanno guadagnato anche fino al 10%. Chi ci ha guadagnato?»

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