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Banda larga, sul tavolo 6 miliardi Per la rete unica spunta il piano B

Le risorse del Recovery plan italiano per la banda ultralarga e il 5G aumenteranno. Si dovrebbe andare verso un incremento della dote da 3,3 miliardi a 5,7-6 miliardi di cui 1,1 per progetti già avviati. Non è escluso che ulteriori progetti, per le reti veloci e la digitalizzazione, vengano coperti con un fondo parallelo che il Governo intende alimentare in deficit, con scostamenti di bilancio pluriennali. Le risorse messe nel piano da inviare a Bruxelles serviranno a realizzare gli obiettivi al 2026 indicati ieri in audizione presso la commissione Trasporti e tlc della Camera dal ministro per l’Innovazione Vittorio Colao.

Sullo sfondo resta comunque l’incognita della “rete unica”, l’ipotizzata integrazione tra le infrastrutture di Tim e di Open Fiber. Sono ancora in corso discussioni tra Cdp (che dovrebbe salire oltre il 50% di Open Fiber), Enel (che dovrebbe vendere il suo 50%) e il fondo infrastrutturale australiano Macquarie (che ha avanzato un’offerta da 2,65 miliardi per il 50% di Enel già prima di Natale). Ma al momento non risulta ancora convocato un cda di Cdp per esaminare la questione. Segno che non si è ancora giunti a una conclusione.

Nel frattempo è soprattutto il fronte parlamentare che studia possibili alternative, un’indicazione del fatto che il vecchio piano Gualtieri-Patuanelli si ritiene superato. Ieri è spuntata l’ipotesi di restringere il campo di una possibile integrazione, come riferito dall’agenzia Reuters, alla sola rete secondaria di Telecom. In questo caso la rete primaria resterebbe a Telecom, che nella società che nascerebbe dalla fusione con Open Fiber avrebbe invece la minoranza, superando così le possibili obiezioni antitrust. Uno schema che però non convince gli operatori, dato che risulterebbe difficilmente applicabile nella pratica, a meno di deviare su accordi di altra natura. Open Fiber – che ha un’architettura di rete completa, primaria e secondaria, e dall’origine tutta in fibra – non avrebbe interesse a rilevare una rete secondaria in rame da convertire alla fibra. Analogamente Telecom non avrebbe motivo di privarsi della sua rete secondaria, quando ha già trovato un partner – il fondo Usa Kkr, che ha il 37,5% di FiberCop – per sostenere e finanziare il progetto di cablatura in fibra di tutte le aree nere e la metà delle grigie che vuole raggiungere. La stessa compagine governativa non ha una posizione univoca. Alcune fonti descrivono il ministro Colao – tra i ministri impegnati sul dossier, quindi anche Franco (Economia) e Giorgetti (Sviluppo economico) – quantomeno quello più perplesso sull’operazione rete unica. Nel frattempo Colao ha ribadito anche ieri in audizione che si andrà in ogni caso verso un sistema a marcata neutralità tecnologica, dove accanto alla fibra ottica ci sarà spazio per soluzioni miste con Fwa e 5G, con gare per le aree grigie (quelle a parziale concorrenza) che si baserebbero su microlotti e una competizione basata sul costo del servizio tecnologico: lo Stato premierebbe la versione meno costosa. Colao prevede l’avvio delle gare per le aree grigie entro il 2021 con l’obiettivo di coprire il 100% del territorio con la banda ultralarga entro il 2026. Dall’audizione è anche emerso che il 76% dei voucher per la banda ultralarga è stato richiesto da un unico operatore, il 20% è distribuito su tre operatori e il 4% sui 91 soggetti rimanenti. Non si conoscono i nomi degli operatori, ha specificato Colao, anche se sul mercato si ritiene che sia Tim il maggior beneficiario.

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