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Banda larga: sì con riserva dagli operatori

Da operatori, politica e osservatori arrivano reazioni complessivamente positive al piano per la banda ultralarga presentato martedì sera dal governo. Nel testo del piano, tuttavia, sono presenti sviste e mancano importanti dettagli tecnici.

La gestazione (fin troppo travagliata) alla fine si è sentita. Nel capitolo dedicato alla suddivisione dei cluster e al dettaglio delle aree in cui è stato suddiviso il territorio nazionale, il testo messo online sul sito del Governo (e in serata ancora al suo posto) riportava ancora qualche svista. Come la mancanza per esempio di dettagli sul cluster D, e la presenza invece di dettagli che, stando a fonti del Mise, dovrebbero poi sparire come la quantificazione in 1,7 miliardi del fabbisogno per incentivare la domanda dei clienti.
Al di là di questo, da operatori, politica e osservatori esperti arrivano comunque i primi giudizi positivi sul Piano per la banda ultralarga cui il Consiglio dei ministri ha dato l’ok due giorni fa. Un Piano in cui il governo impegna 6,5 miliardi di fondi pubblici (Fesr, Feasr, Fsc), ma i cui obiettivi possono essere raggiunti solo con intervento dei privati (almeno 6 miliardi). E così qualche riserva c’è, nell’attesa di capire l’attuazione delle misure.
Ma intanto, proprio sul tema risorse iniziano a trapelare indiscrezioni che potrebbero indurre a un maggiore ottimismo sul raggiungimento del quantum necessario anche da parte privata. No comment da Telecom, ma all’interno dell’azienda circolano calcoli sull’iniezione di nuovi fondi sul tema banda ultralarga. Non subito, ma dopo il 2017, in coda al piano triennale. E comunque si tratterebbe di cifre uguali a quelle previste dal fra 2015 e 2017: 3 miliardi di euro per la fibra, che si aggiungerebbero ad altri 3 previsti attualmente per arrivare proprio a 6 miliardi.
«Finalmente un piano che mette al centro della politica di crescita la trasformazione digitale del Paese, puntando non solo allo sviluppo dell’infrastrutturazione tlc, ma anche ad accelerare tutte quelle azioni, in primis lo switch off della Pa, indispensabili per stimolare la domanda, vero digital divide italiano», ha commentato Elio Catania, presidente di Confindustria digitale. «La cosa positiva – aggiunge Andrea Rangone, a capo degli osservatori del Politecnico di Milano – è il considerare le tlc come fattore abilitante per lo sviluppo dell’economia digitale».
Detto questo, indicare una promozione a pieni voti da parte degli operatori – comunque positivi in questa prima analisi – non corrisponde a realtà. A taccuini chiusi perlopiù si mette in guardia sui passaggi attuativi che ancora mancano. Occhi e orecchie sono focalizzati su alcune questioni chiave, parte di prossimi provvedimenti normativi. C’è da rendere operativo il fondo di garanzia ad hoc per favorire gli investimenti privati, come i voucher di accompagnamento alla migrazione (che comunque arriveranno solo a infrastrutture finite). Ma c’è anche da dire una parola di chiarezza su due aspetti potenzialmente molto spinosi: il servizio universale digitale e la convergenza del prezzo per i collegamenti in fibra ottica realizzati con sovvenzioni statali al prezzo collegamenti in rame.
Due passaggi nelle battute iniziali del piano, ma molto delicati. Parlare di servizio universale per la rete di nuova generazione potrebbe far tremare i polsi in particolare a Telecom. Ma nel testo si parla di “servizio universale digitale” per – viene da pensare – i 30 Mbps. Velocità raggiungibili anche con l’Lte mobile. Sarà compresa nel pacchetto? Ci sarà un provvedimento ad hoc, ma secondo alcune indiscrezioni anche gli Ott potrebbero essere coinvolti (e occorrerà vedere come la prenderanno).
Nelle more dell’attesa sui passaggi attuativi la filosofia di fondo è quella che sposta verso il positivo questo primo giudizio degli operatori. «Siamo soddisfatti che l’Agenda digitale sia ritornata in cima alle preoccupazioni del governo» dicono da Fastweb ponendo anche positivamente l’accento sul fatto che «la scelta della tecnologia su cui puntare viene lasciata agli operatori». Una dichiarazione, questa, che risente della battaglia degli ultimi giorni fra chi vede solo l’Ftth (fibra fino a casa) abilitante per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale e chi, come Fastweb e Telecom, spinge per l’Fttc (sistema misto fibra-rame, poi potenziato). Soddisfazione anche da Wind per un piano «che fissa obiettivi chiari ed individua le risorse per realizzare la banda ultra larga in Italia». Una rete, aggiungono dalla controllata italiana di Vimpelcom «che dovrà essere aperta a tutti gli operatori e con regole che assicurino piena parità di accesso». Anche questa è una questione spinosa, legata al destino di Metroweb (si vedano altri articoli in pagina). Soddisfazione trapela anche da Vodafone Italia come da Metroweb, dove l’ad Alberto Trondoli si dice soddisfatto di come «il Governo ha riconosciuto il valore dell’Ftth, alla base del nostro modello industriale».

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