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Banda larga, prove di intesa tra l’Enel “telefonica” e Niel

Lo sbarco ufficiale in Italia avverrà, con tutta probabilità, nella seconda metà del 2017. Ma l’imprenditore francese Xavier Niel si sta già attrezzando perché tutto sia pronto per quella data e per l’ingresso in grande stile sul mercato del nostro paese. Ecco perché, il proprietario di Iliad, operatore di telecomunicazioni in Francia, avrebbe avviato una trattativa con Enel Open Fiber per appoggiarsi a una rete ed essere in grado di offrire i suoi servizi, dalla telefonia fissa a internet, dal mobile ai contenuti video.
L’indiscrezione, confermata a Repubblica  da fonti finanziarie, arriva proprio nei giorni in cui la partita per il futuro delle tlc in Italia conosce una nuova accelerazione. Tra oggi e giovedì si chiude la partita che ha in palio il passaggio di Metroweb, da F2i (il fondo specializzato in infrastrutture) proprio al gruppo Enel. In mattinata, si riunisce il consiglio di amministrazione del fondo, mentre dopodomani sarà la volta di quello dell’ex monopolista: entrambi sanciranno la vendita di Metroweb per 806 milioni, soldi che finiranno in parte a F2i (che detiene il 54% del capitale) e in parte al Fondo Strategico della Cassa Depositi Prestiti (in possesso del rimanente 46% delle azioni). Attorno a Metroweb, la società che ha fatto di Milano una delle città più cablate d’Italia e che ha un progetto per replicare il modello in altre 30 aree metropolitane italiane, Enel intende realizzare una nuova rete a banda larga al servizio degli operatori. In alternativa a quella che ha in corso di realizzazione Telecom Italia.
Il cda di Enel agisce anche su input politico: il paese deve recuperare i ritardi infrastrutturali che ci vedono in fondo alla classifica europea per collegamenti internet veloci. Così, il governo si è impegnato con la Ue per arrivare a coprire tutto il paese con un servizio che raggiunga almeno i 100 megabyte al secondo al 2020: per questo ha destinato almeno 4 miliardi per le aree a cosiddetto fallimento di mercato. Enel ha costituito la società Open Fiber con cui intende realizzare porzioni di rete nelle aree economicamente più vantaggiose di cui rimarrà proprietaria; mentre nelle aree a fallimento di mercato parteciperà alle gare indette dallo Stato per realizzare l’infrastruttura che rimarrà poi di proprietà pubblica. In ogni caso, Enel Oper Fiber – società affidata all’ex manager Wind, Tommaso Pompei – affitterà la fibra “spenta”, senza diventare operatore di telecomunicazioni.
Ruolo che, invece, vuole interpretare Niel. Partito con l’obiettivo di diventare il quarto operatore del mobile in Italia, sfruttando la vendita di alcuni asset derivanti dalla fusione tra Wind e “3” così come impone la Ue, l’imprenditore francese in realtà pensa più in grande. E potrebbe sfruttare l’occasione per vendere – attraverso la banda larga di Open Fiber – anche altri servizi. In una sorta di derby transalpino spostato in Italia, visto che il socio di controllo di Telecom è diventato il gruppo francese Vivendi e che Telcon ha cercato a sua volta di conquistare Metroweb.
Una partita intrecciata con la quale anche gli altri operatori dovranno fare i conti. Come rivelato da Repubblica nei giorni scorsi, Fastweb, per non rimanere un passo indietro, avrebbe intenzione di presentare una offerta per PostaMobile, il primo operatore virtuale con i suoi 3 milioni di sim vendute. Una sorta di mossa obbligata dopo aver perduto la gara per gli asset che saranno ceduti da Wind e da “3” e finiti a Iliad.

Luca Pagni

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