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Banda larga, incentivi e credito «garantito»

Il nuovo piano per la banda ultralarga è arrivato all’ultima curva e potrebbe arricchirsi di norme di semplificazione e di agevolazioni. Il governo sta stringendo i tempi per sciogliere gli ultimi nodi tecnici e strategici – la partita è strettamente connessa con la partita Metroweb – per portare il progetto di digitalizzazione del Paese già al Consiglio dei ministri di martedì prossimo: il Piano di azione “Strategia italiana per la banda larga” che ribadirà il fabbisogno di oltre 11 miliardi di euro, di cui 8 potrebbero rappresentare la prima fase (4 miliardi dal Fondo sviluppo e coesione, 2 miliardi da fondi regionali Fesr e Feasr e 2 miliardi di investimenti degli operatori).
La novità è l’ipotesi di accompagnare il documento a un decreto legge, da varare subito o più probabilmente in un Cdm successivo. La bozza del “Decreto comunicazioni”, ancora in fase di lavorazione e aperta a modifiche, prevederebbe tra i primi punti un Fondo dei fondi per il finanziamento dei piani operativi pubblici: lo strumento, accorpando fondi comunitari, nazionali e regionali per la banda larga, faciliterebbe anche la partecipazione di investitori istituzionali con garanzia pubblica. Sul tavolo ci sarebbe anche l’opzione, ma più complessa, di varare uno specifico Fondo di garanzia per gli investimenti degli operatori.
Si lavora anche all’abbattimento degli oneri per gli investimenti in nuove infrastrutture in fibra ottica a banda ultralarga (esenzione di Tosap e Cosap con possibile maggiorazione di quest’ultima per la vecchia rete in rame): una misura delicata, perché in gioco ci sono le entrate dei Comuni già in difficoltà per il Patto di stabilità. Altre novità della bozza riguardano il «Completamento del catasto del sopra e sottosuolo», per coordinare la progettazione delle reti e gestire i permessi con ordine e maggiore efficienza e norme specifiche per l’infrastrutturazione verticale degli edifici con la fibra ottica e l’utilizzo della rete elettrica per la banda ultralarga.
Si tratta quindi di un mix di norme sulle quali chi lavora al dossier esprime comunque ancora cautela. Del resto la necessità di premere sull’acceleratore per recuperare i gap 2.0 dell’Italia e per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale è stata posta come primaria nel programma di governo del premier Renzi.
Il dossier, partito sotto la guida del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli per arrivare a un coordinamento di Palazzo Chigi, vista la portata strategica, è nei fatti oggetto di continue limature. E infatti al momento c’è grande prudenza anche sui possibili voucher o contributi che verrebbero erogati per lo switch-off dalla rete in rame alla fibra: una misura potenzialmente esplosiva per gli equilibri di mercato. Certo è che all’interno del “pensatoio” per il piano banda ultralarga che vede la partecipazione, oltre a Giacomelli, del vice-segretario generale alla Presidenza del consiglio Raffaele Tiscar, del presidente della Cdp (nonché presidente di Metroweb) Franco Bassanini, e dei consulenti governativi Andrea Guerra e Yoram Gutgeld si è fatta strada l’idea della necessità di avere misure di incentivazione per la domanda, senza concentrarsi solo sull’offerta e quindi sulla dotazione infrastrutturale. Insomma voucher, in partenza presumibilmente dal 2017 e calibrati rispetto a specifiche fasce di popolazione.
È di certo già pronto invece il decreto attuativo che sbloccherà il credito d’imposta al 50% a valere su Ires e Irap per investimenti nelle nuove reti effettuati nelle 96mila aree censite con la mappatura di Infratel. La leva fiscale è comunque solo uno degli strumenti indicati dal Piano che, vale la pena ricordare, è stato messo in consultazione per un mese a partire dal 20 novembre e punta a raggiungere entro il 2020 fino all’85% dei cittadini con connessioni superiori a 100 megabit al secondo (il target è il 50% della popolazione collegata a un operatore) garantendo comunque 30 megabit al resto della popolazione.
Il via libera al decreto attuativo delle misure previste nello Sblocca Italia permetterà agli operatori di partire con le prenotazioni delle aree nelle quali c’è l’interesse a investire. Cosa che dovrà avvenire entro il 31 marzo. Ci sarà tempo poi fino al 31 maggio per presentare i progetto che andranno approvati, o meno, entro il 15 giugno. Alla fine sono queste – in particolar modo quella del 31 marzo – le deadline da individuare per capire anche come andrà a finire l’altra partita strettamente connessa al lavoro che si sta portando avanti sul fronte politico: quella sul destino di Metroweb. Il piano industriale approvato da Telecom la scorsa settimana è su base stand alone. Occhi puntati dunque anche su Vodafone Italia, da cui era emerso – anche in seguito alla mossa di Telecom – un potenziale interesse. Indiscrezioni parlano anche del possibile arrivo a breve di una lettera d’intenti, di cui però al momento non c’è traccia.

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