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Banda larga, è corsa alle reti, Cdp: mezzo miliardo su Metroweb

MILANO — Parte la battaglia per la banda ultra larga. Ieri la Cassa depositi e prestiti (Cdp), controllata al 70% dal Tesoro, attraverso il suo Fondo strategico italiano (Fsi), ha stanziato mezzo miliardo per sviluppare le reti in fibra ottica con Metroweb, dov’è già presente con l’altro suo fondo F2i. Se tutto va come previsto, Fsi e F2i saranno i principali soci di Metroweb, che punta a cablare 30 città italiane. Nessuna conflittualità, si sottolinea, con la rivale Telecom Italia, che di città, con la fibra, vuole raggiungerne un centinaio: «L’iniziativa va vista il più complementare possibile con Telecom — ha detto Giovanni Gorno Tempini, presidente del Fondo strategico —. Il nostro investimento può aiutare lo sviluppo di un’azienda storica nella fibra. L’intendimento è lavorare il più sinergicamente possibile con Telecom per una infrastruttura importante e strategica per lo sviluppo del Paese». Stessa linea da parte di Vito Gamberale, l’amministratore delegato di F2i.
Ma dal gruppo guidato da Franco Bernabé, che ieri a Torino ha tenuto l’ordinario consiglio d’amministrazione per l’andamento della gestione e ai consiglieri ha presentato «demo» proprio sugli sviluppi della banda larga fissa e mobile, filtra un’opinione diversa. Mai dire mai, certo, ma allo stato attuale non ci sarebbero evidenze di sinergia. L’iniziativa della Cdp lascerebbe fredda Telecom, che però lavora al cablaggio delle stesse città di Metroweb, a partire dalle due anticipate ieri, Brescia e Genova (e ieri il titolo ha ceduto in Borsa l’1,8%).
Il tutto mentre si attende l’esito, a metà giugno, della cabina di regia sull’agenda digitale, annunciata dal ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. Dopo l’annunciato ingresso nella rete gas con Snam, la Cassa depositi e prestiti, con le risorse del risparmio postale (3,9 miliardi sui quattro in dotazione di Fsi), si appresta dunque a entrare in forza nelle telecomunicazioni e nelle reti in fibra. Ieri il consiglio d’amministrazione del Fondo strategico Fsi — il braccio finanziario della Cdp per sostenere le aziende italiane medio-grandi, operativo con il comitato investimenti dal gennaio scorso — ha deliberato le sue prime tre operazioni, per un miliardo di euro. E l’investimento in Metroweb è al primo posto, a conferma delle anticipazioni del Corriere della Sera di sabato. Per l’azienda presieduta da Franco Bassanini (presidente anche di Cdp), il Fondo strategico ha stanziato 200 milioni di euro e si riserva poi di investirne altri 300. Le altre due operazioni deliberate sono l’investimento fino a 150 milioni in Kedrion, quinta azienda mondiale nei plasmaderivati (324 milioni di fatturato 2011, 75 milioni di margine operativo lordo), e l’accantonamento di almeno 300 milioni su Avio.
Nel dettaglio, il Fondo entrerà in Metroweb attraverso F2i Reti Tlc, la società che controlla l’azienda al 61,4%, con un aumento di capitale riservato. Dopo l’aumento, Fsi dovrebbe avere il 46,2% di Reti Tlc al fianco del «cugino», il fondo infrastrutturale F2i: che manterrebbe la maggioranza (oggi F2i ha l’87,5% di Reti Tlc; gli altri soci sono Imi-Intesa Sanpaolo al 12,5%, Fastweb all’11,2%, A2A al 25,7% e i manager all’1,7%). Anche in Kedrion, Fsi entrerà con un aumento di capitale, per arrivare a detenerne il 18,7%, al fianco della famiglia Marcucci (48,8%) e in coinvestimento con Investitori Associati, il fondo di private equity di Dario Cossutta. Quanto alla strategica Avio — l’azienda della difesa che fa capo al fondo inglese Cinven, da tempo in cerca d’uscita, e a Finmeccanica — per ora c’è soltanto lo stanziamento del capitale, almeno 300 milioni, senza acquisizione di quote. «Abbiamo deliberato l’investimento in Avio nell’eventualità che gli azionisti decidano un’operazione sul capitale», ha detto Gorno Tempini, senza aggiungere dettagli. Come dire, i soldi sono qui, quando decidete, noi ci siamo.
A parte Kedrion, operazione ritenuta «il prototipo» degli investimenti di Fsi da Maurizio Tamagnini, amministratore delegato del Fondo («Perché in coinvestimento, in aumento di capitale, è un’azienda italiana leader che vuole crescere all’estero»), è su Metroweb che si concentra ora l’attenzione. Con l’ingresso di Fsi al fianco di F2i, infatti, l’azienda diventerebbe a tutti gli effetti il veicolo della Cassa depositi, dunque del Tesoro, per superare il divario digitale e fare crescere la banda larga e ultralarga in Italia. Altri soci permettendo, però. L’operazione è infatti ancora tutta da costruire, perché «subordinata — ha puntualizzato una nota di F2i — all’accordo» con Intesa Sanpaolo, socio di Reti Tlc (e di Telecom), nonché di Swisscom Italia (Fastweb) e A2A, soci di Metroweb. Uscirà Intesa da Metroweb? La partita è aperta.

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