Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bancomat, stop alle presunzioni

Prelievi, stop alla presunzione legale. Per i professionisti nessuna conseguenza automatica nemmeno sui versamenti. Resta in piedi l’utilizzo dei dati e degli elementi raccolti nell’ambito delle indagini finanziarie, ma queste informazioni devono essere tradotte in una delle tipologie di accertamento previste dal legislatore. Ancora valida la presunzione legale relativa per i versamenti delle imprese. La norma sulle sanzioni per la mancata indicazione dei beneficiari residua solo per i redditi d’impresa; anche se non scatta l’accertamento, restano in piedi tutte le problematiche del passato per l’idonea giustificazione difensiva. È bene subito precisare che resta immutata la prima parte dell’articolo 32, primo comma, n. 2 del dpr 600/73, norma a cui far riferimento per la questione, con la conseguenza che i dati e le notizie derivanti dallo svolgimento di indagini finanziarie (tra cui, evidentemente, i versamenti, per i professionisti, e i prelevamenti, per tutte le partite Iva, ritenuti sospetti), potranno comunque essere utilizzati nell’ambito delle tradizionali tipologie di accertamento esistenti, pur non rappresentando più una presunzione legale relativa (fatta eccezione, per i versamenti riferiti ai titolari di reddito d’impresa). Se si è in presenza di un conto corrente con movimentazioni che il contribuente non è in grado di giustificare, l’Agenzia delle entrate potrà comunque utilizzare dette informazioni per effettuare, per esempio, un accertamento analitico induttivo oppure giungere a dichiarare l’inattendibilità complessiva della contabilità. Quel che è certo è che:

1) i versamenti dei professionisti non possono più originare un automatismo accertativo;

2) lo stesso accade per i prelevamenti nei confronti di ogni titolare di partita Iva;

3) solo per i titolari di reddito d’impresa, si introduce la nuova disposizione sanzionatoria per la mancata indicazione del beneficiario.

Nella propria relazione, il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, proprio per fugare i dubbi sollevati da vari articoli di stampa in merito all’applicabilità della nuova sanzione a ogni prelievo bancomat da parte di qualunque tipo di contribuente, ha chiarito che l’obiettivo della modifica normativa in questione, contenuta nello schema di dlgs sulla revisione del sistema sanzionatorio, è quello di eliminare anche nei confronti degli imprenditori la sanzione «impropria» (costituita dal considerare ricavi occulti le somme prelevate che non trovano giustificazione in contabilità), con contestuale introduzione di una sanzione «propria», proporzionata all’importo prelevato di cui sia ignoto il beneficiario e che non risulti dalle scritture contabili. Una disposizione che, comunque, si applica ai soli imprenditori e non ai lavoratori autonomi o soggetti non titolari di partita Iva. Il direttore ha precisato ieri in una lettera inviata a ItaliaOggi che non ha mai affermato che «sarà eliminata la sanzione dal 10 al 50% delle somme prelevate dalle imprese dai conti bancari e non giustificate in caso di accertamenti», come riportato ieri da questo quotidiano. Se anche un bel passo è stato effettuato, non può tuttavia negarsi che non sembra essere risolto il problema dei prelevamenti per il «mondo imprese». Il rischio è che dal campo accertativo si transiti a quello sanzionatorio, senza però aver risolto alla base gli equivoci. È noto che il principale argomento di scontro tra contribuenti e amministrazione finanziaria in materia riguarda la corretta interpretazione dell’obbligo normativo di indicare il soggetto beneficiario, non avendo cognizione della modalità con cui poter soddisfare l’onere probatorio.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa