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Bancomat e supermercati controllati dalla polizia Schulz: “Aiuti umanitari”

Atene allaccia le cinture di sicurezza in vista di un lunedì che per la Grecia si annuncia ad alta tensione. «Comunque vada a finire, dobbiamo restare uniti » ha detto ieri al seggio il presidente della Repubblica Prokopis Provopoulos. La serenità con cui si è votato è un buon viatico. Oggi però, sarà un’altra cosa. Il ministero degli interni ha piazzato la polizia a guardia di 600 supermercati e 480 banche, nel timore che il rischio di Grexit inneschi un assalto ai bancomat e agli scaffali per paura che le scorte alimentari inizino a scarseggiare. Misure esagerate? Può darsi. Prevenire, però, è meglio che reprimere. Ieri sera così Yanis Varoufakis si è incontrato d’urgenza con i vertici della Banca centrale della Grecia per mettere a punto un cordone di sicurezza attorno al tallone d’Achille della Grecia del “No”: gli istituti di credito. La speranza di tutti è che domattina Mario Draghi, malgrado il risultato del referendum, non chiuda i rubinetti della liquidità. Anzi, li riapra. Venerdì sera nei caveau delle banche elleniche erano rimasti poche centinaia di milioni, una scorta appena sufficiente per riempire un’ultima volta i bancomat questa mattina. I biglietti da 20 euro sono già finiti, svaniti in decine di migliaia di prelievi da 60 euro (gli Atm non sono attrezzati per le banconote da 10) il tetto massimo giornaliero per i greci. Cambiare monete di grosso taglio in città è un’Odissea. Il presidente della National Bank of Greece, non proprio una Cassandra, è stato chiaro: «Le riserve di soldi ci basteranno per poche ore».
«Quello è il meno. Quasi tutti hanno una scorta di contanti a casa – dice Maria Spitakis, in coda per un prelievo last minute in Odos Solonos – . Il dramma è che nessuno sa quanti soldi troverà sul conto corrente quando le banche riapriranno. E in che valuta saranno”. Nelle ultime ore si è sparsa la voce (“terrorismo mediatico”, la liquidano a Syriza) di un intervento sui depositi per salvare le banche in difficoltà. Sul fronte supermercati, finora, tutto è andato liscio. «Adesso però cambia tutto – confessa Victoria Diakopoulos, 64 anni, che ieri sera riempiva le borse della spesa di pasta e verdura in uno dei pochi chioschi aperti a Monastiraki – . Cosa succede se le banche finiscono i soldi? E se non riaprono martedì?». La risposta la danno i manuali d’economia: o Atene riprende a battere la dracma o un’altra valuta parallela, oppure l’economia si avvita su se stessa, asfissiando in pochi giorni. Tradotto in soldoni, manca la liquidità per portare le derrate alimentari dai produttori ai consumatori o per comprarle dall’estero, rischiano la paralisi la distribuzione del carburante e le forniture di medicinali. Un mini-Armageddon cui nessuno vuole pensare. Ma che rischia di diventare una realtà tragica se – come ha detto il presidente dell’Europarlamento Martin Schultz – «il no significa che la Grecia torna alla dracma ». E in serata ha aggiunto: «Penso che domani o al massimo martedì dovremmo discutere un piano di aiuti umanitari per la Grecia. La gente comune, non dovrebbero pagare il prezzo della situazione drammatica in cui l’ha portato il governo» . Gli scaffali dei negozi, ultimo aggiornamento a sabato sera, erano pieni. Le associazioni imprenditoriali segnalano però i primi problemi specie su carne e latte. «E io non aspetto certo di ritrovarmi domani a fare a gomitate al Carrefour qui all’angolo», confessa Victoria infilando nel busta due altre scatole di fagioli.
«Siamo tranquilli – rassicura uno degli uomini più vicini al ministro delle Finanze – Che la Grecia sia sull’orlo del baratro lo sanno tutti. Ma proprio per questo sono certo che in meno di due giorni arriveremo a un accordo smentendo i gufi». Sarà. L’importante, se si vuole sperare in un lunedì come gli altri, è che ne siano convinti i suoi concittadini. «Ci hanno detto tante bugie – snocciola con precisione ragioneristica Manos Skourletis, in coda (corta) al bancomat della Eurobank a Kolonaki – . Che non ci sarebbero stati controlli sui capitali, che non avrebbero chiuso le banche. Come fanno ora a prometterci in 48 ore quello che non hanno fatto in cinque mesi?” ». Meglio quindi ritirare gli ultimi 60 euro. Non si sa mai. A Punto a capo, il bar a fianco, dove un Martini Dry viene 8 euro, i tavolini sono pieni. E’ l’ora dell’aperitivo, si discute e si ride. Per ora, almeno qui, il mondo non è crollato.
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