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BancoBpm vende altri Npl, cinque miliardi entro giugno

BancoBpm va avanti tutta sul derisking di portafoglio, e si prepara così a cedere altri 5 miliardi di Npl entro giugno. Ma nel frattempo il gruppo guidato da Giuseppe Castagna preme sul pedale della redditività, e continua a raccogliere i frutti della fusione avviata all’inizio dello scorso. Nel primo trimestre dell’anno, il gruppo ha registrato un utile netto di 223 milioni, quasi il doppio rispetto ai 115 milioni registrati nello stesso periodo del 2017. Sul risultato – che è lievemente inferiore alle stime del consensus, pari a 240 milioni – ha inciso in particolare la plusvalenza di 176 milioni legata al riassetto nella bancassicurazione, con la cessione del 65% delle joint venture con Unipol e Aviva a Cattolica Assicurazioni.
L’attenzione del gruppo rimane come detto concentrata sul percorso di pulizia del portafoglio, in linea con le richieste della Vigilanza europea. Entro giugno arriverà al traguardo l’operazione Exodus, che prevede la cartolarizzazione di 5 miliardi di Npl, su cui la banca conta di ottenere la garanzia statale Gacs. I rating delle tranche della cartolarizzazione sono attesi entro maggio e l’istituto ha già avviato contatti con gli investitori per il collocamento delle tranche Junior e Mezzanine. A valle di questa transazione, sui bilanci della banca rimarranno da cedere entro il 2020 circa 3,4 miliardi di sofferenze nette con un’incidenza di bad loans sugli impieghi totali pari a circa il 3,3% rispetto all’attuale 4,9%. Di fatto il gruppo ha già smaltito insomma più del 70% del previsto sul fronte Npl. Per questo c’è spazio «per ridurre ulteriormente il livello degli npl», spiega il Ceo Castagna agli analisti. Anche perchè nel frattempo il livello di copertura sulle sofferenze – complice la prima adozione dell’Ifrs9 che è stata interamente dedicata proprio alla cessione futura degli Npl – è salito: dal 58,9% di fine 2017 ora il coverage si attesta al 66,4%. Un livello di tutta tranquillità, in vista di future nuove cessioni.
Senza contare che il gruppo parte da una posizione patrimoniale che consente ampi margini di manovra. Il Cet 1 a fine marzo è al 12,1%, al netto dell’impatto dell’Ifrs9 (pari a 180 punti base), e considerato il contributo derivante dal trasferimento dei mandati per la gestione in delega degli attivi assicurativi ad Anima e la cessione della banca depositaria a Bnp. Tra le opzioni sul fronte della pulizia del portafoglio, come anticipato dal Sole 24Ore lo scorso 2 maggio, c’è anche la cessione della piattaforma Npl. Sul tema Castagna conferma di aver ricevuto offerte da diversi operatori«per vendere la nostra piattaforma di gestione insieme ad altri npl oltre a quelli la cui cessione è già prevista nel piano».
Intanto la banca sta portando avanti la riorganizzazione delle attività. Dal 1° gennaio 2018 è pienamente operativo il nuovo modello di rete commerciale, che prevede la chiusura di 312 sportelli entro giugno, così da portare a 483 il taglio degli sportelli da fine 2015. Si scende così a 1.934 filiali, un livello che porta il target di 1.700-1.800 sportelli a portata di mano.
Tornando ai conti, i conti si confermano sotto controllo mentre calano le commissioni del 7,6% sullo stesso trimestre dell’anno precedente. Un rallentamento, come spiegato dal manager, da attribuire al confronto con il “picco” post-fusione, quando le due banche avevano accelerato dopo la frenata di fine 2016. Su questo fronte, peraltro, la banca sta cambiando il modello di gestione del portafoglio: ci sarà spazio più per uno schema più stabile, basato su fee ricorrenti anzichè upfront. Un impianto che dovrebbe dare i suoi frutti già nei prossimi trimestri.

Luca Davi

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