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BancoBpm prende tempo su Agos. Altri due anni insieme all’Agricole

Dopo aver annunciato di voler esercitare l’opzione «call» sulla joint venture assicurativa con Cattolica, dando il via ad una querelle legale con la compagnia assicurativa veronese, il gruppo BancoBpm ha modificato gli accordi con Crédit Agricole su Agos.

Secondo i termini dell’operazione, annunciati ieri, l’alleanza nel credito al consumo prosegue e l’opzione put sul 10% di Agos detenuta dall’istituto guidato da Giuseppe Castagna è stata posticipata di due anni. I due gruppi hanno sottoscritto un «amendment agreement» per «consolidare ulteriormente la partnership di Agos Ducato», di cui Banco Bpm detiene il 39% e il partner francese il 61%.

L’accordo apre «nuove opportunità per Agos Ducato di espandere ulteriormente la propria base di clientela e migliorare il costo del funding, insieme con l’estensione fino a ulteriori 24 mesi, e pertanto fino al 31 luglio 2023, del termine per l’esercizio dell’opzione di vendita (put option) riferita ad una quota partecipativa del 10% del capitale di Agos Ducato detenuta da Banco Bpm, al prezzo di esercizio già convenuto di 150 milioni».

Sul versante Cattolica, si è invece ormai aperto il fronte legale, che si preannuncia lungo, dopo che Banco Bpm si è chiamato fuori dalla joint venture con la compagnia veronese, chiedendo di esercitare l’opzione «call» per l’acquisto della quota del gruppo assicurativo. Per l’istituto guidato da Giuseppe Castagna, a seguito dell’ingresso di Generali, Cattolica sarebbe finita sotto la forte influenza del nuovo socio. Gli avvocati sono quindi al lavoro (la vertenza è seguita dall’avvocato Carlo Pavesi per il Banco da una parte e dal professor Mario Cera, dall’altra parte, per Cattolica). I legali di Cattolica avrebbero quantificato in 500 milioni il risarcimento da chiedere a Banco Bpm, nel caso di rottura della joint venture.

C’è chi vede nella mossa, il tentativo di Banco Bpm di slegarsi da situazioni scomode in vista di una possibile aggregazione. Il mercato scommette su Bper, controllata al 20% circa da Unipol.

Intanto ieri la Commissione finanze della Camera ha approvato l’emendamento sulle Dta, cioè i crediti fiscali differiti, da trasformare in bonus in caso di aggregazione. Banco Bpm, secondo i calcoli degli analisti, ha oltre 1 miliardo di euro di crediti fiscali utilizzabili e questo sarebbe un vantaggio notevole in caso di M&A.

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