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BancoBpm difende il risultato, l’ipotesi cedola resta in piedi

Cala l’utile di BancoBpm in un secocondo trimestre complesso per il settore bancario, complice gli effetti economici della pandemia, ma il gruppo guidato da Giuseppe Castagna guarda al futuro ed è pronto a cogliere le opportunità, soprattutto in termini di fusioni e acquisizioni.

«Congratulazioni a Intesa Sanpaolo per l’operazione. Di sicuro questa è una nuova situazione e aspettiamo di vedere cosa succederà. Di sicuro, è un catalizzatore per nuove aggregazioni. Il nostro lavoro è di essere pronti a cogliere potenziali opportunità al meglio e per farlo lavoreremo il più possibile per avere un bilancio solido, ricavi solidi ed essere così pronti a cogliere eventuali occasioni che si presenteranno» ha spiegato Castagna a proposito dell’M&A dopo l’operazione Intesa-Ubi.

Ieri c’è stato il via libera ai conti del primi sei mesi del 2020, chiusi con un utile netto pari a 105,2 milioni, in contrazione dell’82,5% rispetto al risultato netto di 603 milioni realizzato nello stesso periodo dell’anno scorso.Al netto delle componenti ricorrenti, l’utile del semestre ammonta a 128,4 milioni (contro 300,8 milioni del semestre 2019 con un calo del 57,3%).

Nel solo secondo trimestre 2020, Banco Bpm ha registrato un perdita di netta di 46,4 milioni rispetto al risultato positivo di 447,5 milioni registrato nello stesso periodo dell’anno scorso. A influire le conseguenze del Covid e gli effetti contabili relativi alla variazione del merito creditizio.

La perdita del trimestre è comunque inferiore alle attese del mercato, con il consensus raccolto da Bloomberg che ipotizzava un rosso di 91 milioni di euro.

La banca nel corso del semestre ha realizzato un margine di interesse in calo a 953,6 milioni (-5,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso), mentre le commissioni nette scendono a 816,9 milioni (-8,0%). In calo anche gli oneri operativi a 1,24 miliardi (-4,3%), mentre le rettifiche nette sui finanziamenti alla clientela balzano a 476,2 milioni (+36,2%).

Quanto alla posizione patrimoniale, il Cet1 ratio fully phased è al 13,3% (contro il 13% a fine 2019). Sul fronte della qualità del credito, lo stock dei crediti deteriorati netti è di 5,4 miliardi con una contrazione di 0,1 miliardi rispetto a fine 2019 (-2,6%) e di 0,8 miliardi rispetto alla fine del primo semestre 2019 (-12,8%), mentre l’Npe ratio netto è al 5,0% (5,2%). I livelli di copertura per le sofferenze sono stabili al 56,1% (contro 56,2% a fine 2019), le inadempienze probabili al 39,3% (39,1%) e i crediti deteriorati al 45,1% (45,0%).

Per quanto riguarda il dividendo verrà valutata la situazione a fine anno. «Abbiamo ancora un approccio ottimistico, ma vogliamo vedere se la situazione sarà davvero come quella attuale. Beneficeremo delle regole della Bce di aspettare fino alla fine dell’anno, quando spero avremo una più chiara visione della situazione per capire cosa sarà meglio fare. Abbiamo abbastanza capitale e produzione di utili» ha indicato Castagna.

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