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BancoBpm accelera sugli incagli: il cantiere vale 2 miliardi

MILANO – Il mondo bancario italiano è alle prese con il fenomeno Utp, «unlikely to pay», quindi gli incagli.

Sono diverse le banche che stanno studiando opzioni di valorizzazione. Il modello, mutuabile dal recente passato, è sulla falsariga dell’accordo chiuso lo scorso anno tra Intesa Sanpaolo e Prelios, prevedendo quindi di cedere parte del portafoglio tramite cartolarizzazione e di dare in gestione la restante parte.

A riflettere sul tema, dopo Credit Agricole Italia (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), è ora anche BancoBpm. Quest’ultima, in fase assai preliminare, starebbe pensando alla migliore opzione per valorizzare un pacchetto di circa 2 miliardi di Utp, che sono poco meno di un terzo del totale degli Utp ancora nel bilancio della banca alla fine del primo trimestre.

Nessuna decisione sarebbe ancora stata presa dalla banca guidata da Giuseppe Castagna, ma il tema è sul tavolo dell’amministratore delegato e dei top manager del gruppo. Secondo indiscrezioni nelle passate settimane ci sarebbero stati contatti sia per la scelta di un advisor che possa valutare la migliore opzione di valorizzazione sia con qualche soggetto strategico specializzato nel settore.

Nessun mandato e nessun accordo sarebbe stato definito, ma tra i nomi che circolano come possibili consulenti di una futura operazione c’è quello di Deloitte, mentre qualche contatto tra i grandi operatori specializzati nel settore ci sarebbe già stato: con Credito Fondiario, che ha peraltro una relazione consolidata con il BancoBpm. Nel 2018 Credito Fondiario e l’istituto bancario hanno infatti costituito una alleanza nel settore delle sofferenze. Era stato ceduto con una cartolarizzazione a Elliott un portafoglio di Npl da 7,4 miliardi di euro e a Credito Fondiario il 70% della piattaforma di gestione dei crediti deteriorati.

Al di là dell’esito e delle scelte dell’istituto guidato da Castagna sulla propria mole di «unlikely to pay» è comunque da sottolineare come tutto il mondo bancario stia appunto riflettendo sulle soluzioni a questi problemi, a maggior ragione alla luce delle conseguenze della pandemia sulla qualità del credito.

Molte banche stanno valutando il modello migliore da utilizzare e sembra preferibile una soluzione mista, come quella scelta nell’accordo tra Intesa Sanpaolo e Prelios, con una parte di Utp ceduti e una parte in gestione.

La stessa Credit Agricole Italia sta studiando un’operazione simile su oltre un miliardo di Utp. Sarebbe infatti allo studio la cessione di un portafoglio di qualche centinaio di milioni di euro di posizioni, ma soprattutto allo stesso tempo la definizione di un contratto con un «servicer» esterno per la gestione di un altro miliardo di euro di crediti problematici.

Il processo sarebbe ancora in una fase iniziale e sarebbe stata scremata la platea dei potenziali partner specializzati in questa tipologia di operazioni. In campo ci sarebbero gruppi come Illimity, doValue e il gruppo svedese Intrum.

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