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Banco e Unipol, rischio stallo malgrado l’arbitro

Nella delicata partita che vede protagonista Banco Bpm per definire la nuova alleanza nella bancassurance c’è una prima data chiave: il 17 ottobre. Quel giorno è previsto un cda della banca. Al momento, all’ordine del giorno, non è ancora stata inserita alcuna discussione sul tema della futura partnership. Tuttavia, le offerte di Covéa e Cattolica sono sul tavolo già da diversi giorni, le proposte sono state approfondite ed è quindi plausibile immaginare che nei giorni immediatamente successivi alla riunione possa formarsi un orientamento rispetto a quale sarà l’interlocutore con cui avviare la due diligence per stabilire i contorni del nuovo accordo. Se questi sono i propositi, potrebbe esserci però un elemento che in qualche modo potrebbe andare a interferire sulla tabella di marcia: l’intenzione di UnipolSai di non concedere alcuna analisi su Popolare Vita fino a quando non sarà firmato e approvato dalle autorità competenti il divorzio. E in questo senso c’è una seconda data che può essere altrettanto chiave per definire il percorso: il verdetto dell’arbitro chiamato a stabilire quale sia il prezzo della separazione tra la compagnia assicurativa e l’istituto guidato da Giuseppe Castagna. A oggi non è ancora stato fissato un giorno preciso ma, a quanto si apprende, l’appuntamento dovrebbe comunque essere nella seconda metà di novembre. L’arbitro chiamato a dirimere il confronto è la società Bdo, con competenze sia attuariali che finanziarie. A loro, dunque, spetta individuare il valore che dovrebbe mettere d’accordo le parti. Parti che, allo stato, sono però assai distanti. Se UnipolSai in più occasioni ha fatto capire di non voler discutere di cifre inferiori ai 700 milioni, Banco Bpm ha fatto intendere che la valutazione “corretta” per il 50% di Popolare Vita non può superare i 350 milioni. La distanza fra le due somme spiega da sola i punti di vista diametralmente opposti delle due società. E non è neppure detto che l’arbitro possa risolvere la questione. Se uno dei convenuti non si riterrà soddisfatto dell’esito dell’arbitrato è plausibile che decida di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per far valere le proprie ragioni. Ciò, compreso il sigillo delle Autorità al futuro accordo, potrebbe andare a incidere sulla tempistica per la definizione del nuovo accordo di bancassurance.
Resta da chiedersi come un singolo asset controllato ormai da 10 anni dai medesimi partner possa essere oggetto di valutazioni opposte. Può aiutare, in merito, ricordare che qualche settimana fa è stato siglato l’accordo con Aviva per l’acquisto da parte del Banco Bpm del 50% di Avipop per circa 252 milioni di euro. Per definire il prezzo dell’asset sono stati utilizzati i dati al 30 giugno 2017 con la compagnia che ha segnato un utile attorno ai 20 milioni su un volume di premi in crescita rispetto ai 170 milioni complessivi registrati nel 2016. Ciò significa che di fatto, considerato che per l’intero anno i profitti dovrebbero aggirarsi attorno ai 40 milioni, la società è stata valorizzata circa 13 volte l’utile. Allo stesso modo, però stante un valore di carico di 33 milioni e un patrimonio netto di 81 milioni è stata valutata 7,6 volte quanto iscritto nei conti e 6,2 volte il patrimonio. Multipli molto generosi giustificati dal fatto che in prospettiva l’alleanza avrebbe potuto produrre ottimi frutti, grazie soprattutto alla crescita del settore danni che nella bancassurance vanta una redditività straordinaria. Banco Bpm, dunque, anche nel confronto con UnipolSai vorrebbe difendere il principio del fair value secondo cui la società va valutata sulla base di ciò che è oggi e di quanto potrebbe rendere in futuro. In ragione di ciò le eccezioni su Popolare Vita ruotano attorno al fatto che, pur registrando in media 2,5 miliardi di premi, negli anni ha prodotto utili tra i 45 e i 50 milioni. La redditività è dunque ben distante da quella di Avipop. Tuttavia, Popolare Vita, per la natura stessa del proprio business, può garantire una certa stabilità di risultati in un arco temporale anche superiore ai 20 anni. In aggiunta, spiegano altre fonti finanziarie, l’accordo sulla put prevede che per determinare il valore dell’asset vada preso in considerazione l’appraisal value: ossia il valore del capitale proprio(500 milioni circa di patrimonio netto nel caso di Popolare Vita), più il value in force (il valore del portafoglio esistente) e il goodwill (il valore del portafoglio futuro). All’arbitro l’ardua sentenza.

Laura Galvagni

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