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Banco Popular, un anno fa il crac: resta la coda dei ricorsi

È passato esattamente un anno da quando il Banco Popular, per molti anni uno degli istituti più redditizi al mondo, è imploso. Eppure gli strascichi legali di quel collasso, forse il più clamoroso degli ultimi anni, sembrano tenere più vivo che mai il fantasma del gruppo iberico.
Nel giro di una notte, quella tra il 6 e il 7 giugno 2017, il quasi centenario istituto spagnolo è stato acquisito dal Banco Santander per la cifra simbolica di un euro e ricapitalizzato con una maxi-iniezione di 7 miliardi di euro. Troppo grande del resto era il il fardello dei quasi 40 miliardi di crediti immobiliari svalutati a valori di realizzo, il tracollo del titolo azionario e la fuoriuscita in pochi giorni di oltre 20 miliardi di euro di liquidità. Dopo aver studiato il dossier sotto traccia per giorni, nel giro di una notte il Single resolution board decise di intervenire. E riuscì sì a salvare la banca, i suoi correntisti e gli obbligazionisti senior ma portando sull’altare del burden sharing gli investimenti di circa 300mila azionisti della banca e dei titolari di bond ibridi e subordinati.Una mossa obbligata in virtù dell’applicazione – per la prima volta – del principio della condivisione del rischio che dal 2016 ispira la disciplina europea Brrd sulla gestione delle crisi bancarie.
Inutile dire che gli investitori che, da allora, hanno avviato centinaia di azioni legali. Molti degli investitori hanno infatti presentato ricorso in tribunale per tentare di recuperare i loro soldi. Con alterne fortune e diverse strategie.
Ci sono stati ad esempio 259 ricorsi amministrativi contro il Frob, il Fondo di ristrutturazione ordinaria delle banche, di fatto l’esecutore della risoluzione del Single resolution board. Il tribunale nazionale ha lasciato in sospeso il tutto in attesa che la Corte di Giustizia dell’Unione europea si esprima sui ricorsi presentati da diversi investitori contro la decisione dell’autorità comunitaria. Se la Corte in Lussemburgo dovesse dichiarare la risoluzione della banca nulla, i risparmiatori interessati potrebbero recuperare i loro soldi.
Le altre due strade percorse dagli investitori sono i processi aperti in sede penale e civile. Nel primo caso, i giudici spagnoli hanno acceso un faro sulle vecchie gestioni del Popular (nel mirino sono finiti l’ex presidente Angel Ron e il successore Emilio Saracho) e si sono rivolti alla Banca di Spagna, da cui si attendono una relazione che sarà decisiva per il proseguimento (o meno) della causa. Qualora ci fossero i presupposti per procedere, quella civile si confermerebbe la sede ideale per gli investitori che puntano a recuperare i loro soldi, o almeno parte di essi. Peraltro, proprio per evitare il rischio di essere trascinato in giudizio, va ricordato che il Banco Santander ha lanciato le cosiddette “bonos de fidelización”, obbligazioni di fedeltà, per le quali ha restituito ino a 100mila euro ai piccoli azionisti che hanno partecipato all’aumento di capitale del 2016 da 2,5 miliardi: una cifra offerta in cambio della rinuncia piena ad intraprendere qualsiasi azione legale nei confronti della banca.

Luca Davi

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