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Banco Popular, scontro Madrid-Francoforte

Si accendono le polemiche in Spagna sul salvataggio del Banco Popular a opera del Santander, dopo che la sesta banca spagnola era stata dichiarata in procinto di fallire dalla vigilanza europea.
Quel che fa scalpore è la fonte della contestazione, la Associazione degli ispettori della Banca centrale spagnola, che rappresenta la maggioranza degli incaricati della vigilanza bancaria in Spagna. L’intervento è un segnale delle molte difficoltà che ancora esistono nel passaggio, due anni e mezzo fa, dalla vigilanza nazionale a quella europea, difficoltà emerse in diversi casi anche in Italia.
In una nota riportata dalla stampa spagnola, l’associazione critica le autorità di vigilanza europee, che hanno consentito che «la malattia del Banco Popular abbia seguito il suo corso fino a trasformarsi in incurabile» e che sia fallita per mancanza di liquidità. Il vicepresidente della Banca centrale europea, Vitor Constancio, aveva spiegato la settimana scorsa in conferenza stampa che era stata appunto la crisi di liquidità a far sì che l’Ssm, la vigilanza europea presso la Bce, dichiarasse il Popular sul punto di fallire, il che aveva provocato l’intervento dell’autorità europea di risoluzione delle crisi bancarie, l’Srb, e, nel giro di una notte, l’acquisto da parte del Santander per un euro e senza intervento pubblico. «Esser soddisfatti perché un intervento si sia realizzato senza costi diretti per il contribuente è come essere contenti che un paziente sia morto senza contagiare nessuno», dice il comunicato. L’associazione peraltro sostiene che «con questo modello di regolamentazione e vigilanza è possibile che la crisi del Banca Popular non sia l’ultima né la peggiore. Le banche europee restano in crisi e diagnosi e trattamento non solo assolutamente adeguati».
La nota, che parla anche di «futilità» degli stress test condotti recentemente, rileva la «sorpresa» che si sia trattato di una crisi di liquidità, e non di insolvenza, che ha portato alla risoluzione del Popular. «È vero che una conduce all’altra – sostengono gli ispettori della Banca di Spagna – ma se si adottano le misure adeguate risulta difficile accettare che al giorno d’oggi qualsiasi istituzione finanziaria, per grande che sia, possa finire in fallimento per un problema strettamente di liquidità». Secondo fonti europee, il Banco Popular ha ricevuto ingenti iniezioni di liquidità negli ultimi giorni prima del salvataggio, ma queste non sono state sufficienti a compensare la fuga dei depositanti, e alla fine la banca si è ritrovata senza collaterale da presentare alla banca centrale per ottenere nuovi fondi.
Le banche restano un punto delicato nella discussione europea. In un discorso a Francoforte, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha sostenuto che la fornitura di liquidità alle banche non può nel lungo periodo ovviare ai loro problemi di salute: «Se abbondanti iniezioni da parte della banca centrale sono usate non solo come ponte per carenze temporanee di liquidità, ma, in casi estremi, per tenere in vita a lungo banche insolventi, la questione si complica». Le banche hanno un incentivo ad assumere rischi eccessivi se ritengono di poter contare sulla salvaguardia della banche centrale e sui suoi fondi anche in situazioni dubbie, secondo il capo della Bundesbank. Con un sistema efficace di risoluzione, le banche che si scopre che non sono illiquide temporaneamente, ma veramente insolventi devono essere ristrutturate o liquidate, ha detto.
Weidmann ha anche ribadito l’opposizione tedesca alla creazione, da parte di un’entità ufficiale, di “European safe bonds” (Esbies) come proposto di recente dalla Commissione europea, che potrebbero essere visti come un passo verso gli eurobond. Gli Esbies sarebbero invece accettabili se costruiti da operatori di mercato.

Alessandro Merli

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