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Banco Popolare, via all’aumento per Bpm

Operazione da un miliardo, nuove azioni offerte a 2,14 euro con uno sconto del 29% sul Terp
Partirà con uno sconto del 29,3% l’aumento di capitale del Banco Popolare. A definire le condizioni della ricapitalizzazione da un miliardo di euro è stato ieri il Cda dell’istituto scaligero. Dettagli e road map sono tracciati: a partire da lunedì 6 giugno agli azionisti ordinari saranno offerte 9 azioni ordinarie ogni 7 possedute al prezzo di 2,14 euro per azione.
Il prezzo è stato determinato applicando uno sconto del 29,3% sul Terp, il prezzo teorico ex diritto calcolato al prezzo di chiusura del primo giugno (pari 4,17 euro). Il calendario dell’offerta prevede che i diritti di opzione saranno esercitabili dal 6 al 22 giugno, estremi compresi. Dal 6 giugno fino al 16 ci sarà tempo per la loro negoziazione.
L’attesa del mercato
Domani sul listino milanese si vedranno le prime reazioni del mercato a uno sconto che di fatto è risultato lievemente sotto le attese degli operatori, che stimavano un dato compreso tra il 30 e il 35%. Va segnalato che in queste ultime settimane la pressione dei mercati è stata evidente: nel corso dell’ultimo mese, il titolo è arretrato del 32% a fronte di un calo dell’8,5% dell’indice finanziario italiano.
Lo sconto del resto è più basso di quello annunciato a marzo 2014 (pari al 30,7%), quando la banca guidata da Pier Francesco Saviotti diede il via a un’ondata di aumenti di capitale da parte di diverse banche italiane (si veda grafico a lato). Ripatrimonializzazioni che, all’epoca, nascevano dall’esigenza di anticipare le (prime) richieste di accantonamenti provenienti dalla Bce e legate all’Asset quality review. Oggi il motivo che spinge il Banco verso l’aumento è il medesimo: la richiesta della Vigilanza europea di aumentare le coperture sui crediti deteriorati. L’unica differenza rispetto al passato è che questa volta l’incremento degli accantonamenti è funzi0nale all’approvazione della fusione con Banca Popolare di Milano. La Vigilanza Bce ha chiesto che la futura entità Banco-Bpm porti da subito le coperture al livello delle «migliori banche italiane», come dichiarato dal ceo di Bpm, Giuseppe Castagna nei giorni scorsi. Da qua l’incremento atteso del coverage sulle sofferenze dal 57% al 59% al 2019, data di fine piano, dopo un picco al 62%. A scendere saranno anche i crediti deteriorati nominali, che fletteranno dal 24,8% nel 2015 a 17,9% nel 2019. Grazie all’aumento di capitale, il Banco Popolare porterà il Cet 1 ratio (phase in) al 14,9% dall’attuale 12,5%, mentre a livello fully phased il dato salirà dall’11,7% al 14,4%, al netto di ulteriori rettifiche su crediti per la fusione. A regime, nel 2019, Banco-Bpm dovrebbe contare su un Cet 1 ratio del 12,9%.
Le mosse degli investitori
Come noto, lo sconto sul Terp cresce proporzionalmente alla necessità per l’emittente di rendere più appetibile agli occhi degli investitori la sottoscrizione del nuovo capitale. Ecco perchè uno sconto sul Terp inferiore alle attese potrebbe essere la conferma del clima di ottimismo che si respira negli ambienti del consorzio di garanzia, rappresentato da Mediobanca e BofA Merrill Lynch. Le due banche, che agiranno in qualità di joint global coordinators e joint bookrunners (mentre Banca Aletti agisce in qualità di financial advisor), non hanno avuto necessità di allargare il consorzio, evidentemente sulla base dei segnali ricevuti dal mercato in fase di pre-marteting.
Secondo quanto filtra da ambienti finanziari, a sottoscrivere le azioni di nuova emissione dovrebbero essere gli azionisti storici della banca, a cui i titoli saranno offerti in opzione. Fondazioni in primis, come Cariverona e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (2,89%) che dovrebbero dare il loro appoggio pro-quota.
Nel complesso, agli attuali azionisti potrebbe andare una quota pari a circa un terzo dell’intero aumento. Il restante, quindi, andrebbe agli investitori istituzionali. Non è escluso che in questo quadro, a fare la propria parte sia anche Unipol, che oggi dovrebbe essere titolare di una quota inferiore al 2 per cento del Banco. E che ora potrebbe sfruttare l’occasione per puntellare la partecipazione.

Luca Davi

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