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Banco Popolare vara il maxi-piano di fusioni

di Monica D'Ascenzo

Il Banco Popolare accelera sul progetto di "banca unica". Il consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione, stando a indiscrezioni di fonti finanziarie, sono pronti a riunirsi in via straordinaria entro il week end, probabilmente già oggi, per deliberare un piano di fusione delle principali banche controllate: Popolare di Verona, Popolare di Novara, Popolare di Lodi e Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno.

Una maxi-riorganizzazione che in parte era stata anticipata dal consigliere delegato e vicepresidente del gruppo, Pierfrancesco Saviotti, poche settimane fa in occasione della presentazione del piano industriale triennale. «In consiglio di sorveglianza c'è sicuramente dibattito e per la prima volta vedo propensione per arrivare a ulteriori snellimenti della struttura», aveva detto Saviotti il 30 giugno scorso, aggiungendo di prevedere una decisione definitiva «entro la fine dell'anno».

Il gruppo va così verso una semplificazione della struttura che è quanto chiesto da Banca d'Italia anche ad altre popolari e supera il modello federale frutto delle aggregazioni che hanno dato vita al quarto gruppo bancario italiano.

La semplificazione degli assetti del Banco Popolare porterà con sé importanti riduzione dei costi grazie all'eliminazione di quattro consigli di amministrazione e di quattro strutture di direzione generale. In tutto si tratta di 70 cariche, di cui 52 nei board e 18 nei collegi sindacali, che sarebbero drasticamente ridotte. Senza contare poi gli immediati benefici, stimati in circa 60-70 milioni di euro all'anno, derivanti dall'eliminazione dell'Iva infragruppo.

Il piano, che nelle scorse settimane sarebbe già stato presentato alla Vigilanza della Banca d'Italia, è stato fortemente voluto dall'amministratore delegato del gruppo. L'accelerazione dei tempi sarebbe dovuta anche dal pieno appoggio al piano di fusione da parte delle varie "anime" azionarie della banca, a partire da quella veronese guidata dal presidente del Banco Popolare, Carlo Fratta Pasini. Una scelta coraggiosa, quella dei tre gruppi di soci dell'istituto, anche perché dovrebbe essere accompagnata, stando alle indiscrezioni, dall'eliminazione della governance duale, con il passaggio al sistema tradizionale con un consiglio di amministrazione. Sarà, poi, necessario capire come troveranno una composizione le varie anime territoriali del gruppo nel board, ma certamente ad ognuna sarà data una rappresentanza. Se a livello di governance restano ancora diverse cose da stabilire, sembra invece assodato che le diverse aree territoriali resteranno presidiate da strutture dedicate, che conserveranno i marchi locali e che saranno collegate alla sede centrale attraverso comitati territoriali.

Un discorso a parte sarà quello degli esuberi. In occasione della presentazione del piano industriale 2013-2015 a fine giugno, il gruppo ha comunicato che la riorganizzazione prevedeva l'eliminazione di 180 sovrapposizioni di filiali, con la chiusura di 140 sportelli. Allo stesso tempo era stimata a 1.120 dipendenti la riduzione dell'organico oltre ai 380 del 2010, mentre 1.100 persone (di cui 900 commerciali) saranno destinate all'arricchimento della rete. Resta da vedere se i numeri rimarranno questi o se la fusione tra le quattro banche porterà a ulteriori prepensionamenti.

In Borsa ieri il titolo della banca ha chiuso in leggero ribasso (-0,28%) a 1,408 euro per azione. L'ultimo report sul titolo è quello di Goldman Sachs che mercoledì ha assegnato all'istituto il rating "neutral" con target price 2,2 euro per azione, mentre il consesus degli analisti secondo Bloomberg è di 1,99 euro per azione.

 

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