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Banco Popolare, un miliardo dal bond

di Sergio Bocconi

«Le iniziative che andiamo a intraprendere mi portano a confermare che l'istituto non avrà necessità di aumenti di capitale». L'amministratore delegato del Banco Popolare Pier Francesco Saviotti ribadisce il no a ulteriori ricapitalizzazioni. Tuttavia, dopo le indicazioni dell'Eba, l'Autorità europea di sorveglianza, che per il Banco ha indicato in 2,8 miliardi il fabbisogno aggiuntivo di capitale per far fronte al rischio debito sovrano e portare il core tier 1 al 9%, a Verona hanno dovuto rivedere la linea finora tenuta sul prestito soft mandatory da un miliardo.
Saviotti in più occasioni ha sottolineato di non voler ricorrere nel modo più assoluto alla conversione anticipata rispetto alla scadenza naturale del bond, fissata nel 2014, anche perché l'operazione comporterebbe una diluizione molto forte per gli azionisti. Tuttavia ha anche aggiunto: se non in circostanze eccezionali. E queste, nel caso l'Eba confermasse le prescrizioni da attuare entro metà del prossimo anno, sono davvero «straordinarie». La prima azione da intraprendere sarebbe appunto la conversione del prestito, e nell'assemblea straordinaria del 26 novembre chiamata al cambio di governance (dal dualistico a un solo board) sarà anche votato il cambio di regolamento del bond: dovrà essere considerevolmente aumentato, da 276 a circa 900 milioni, il numero di azioni al servizio della conversione, visto che il titolo oggi quota 1,02 euro (ieri ha guadagnato il 2,60%) mentre quando è stato emesso nel marzo 2010 l'azione valeva intorno ai 3,7 euro. All'ok dell'assemblea degli azionisti dovrà seguire quello dei bondholder, che oggi sull'obbligazione ricevono una cedola del 4,75%: l'assise verrà convocata a metà dicembre dal consiglio che venerdì prossimo si riunisce per esaminare la trimestrale. In ogni caso la tipologia del prestito fa sì che se la conversione è richiamata dalla banca o dai possessori del bond diventa obbligatoria.
L'operazione da un miliardo, che significherebbe 100 punti base e quindi l'aumento del core tier 1 attuale pari al 6,7% al 7,7%, comunque non basterebbe da sola al «salto» necessario nei ratio chiesti dall'Eba. Il Banco Popolare, che per avvicinarsi in anticipo al 7% di core tier 1 disposto da Basilea 3 entro il 2019, ha aumentato il capitale di 2 miliardi a inizio anno, dovrebbe dunque intraprendere altre azioni. Alcune consentite da normative, come l'affrancamento degli avviamenti, e altre sotto giudizio di Bankitalia come l'adozione della metodologia advanced per il calcolo dei rischi. Inoltre Saviotti cercherebbe di procedere nella cessione di asset non strategici. E, per agire sul core tier 1, sarebbe anche costretto a una certa riduzione dei cosiddetti Rwa, cioè degli impieghi ponderati per il rischio. Spiega: «Purtroppo dobbiamo prestare attenzione alla nostra attività di finanziamento, e ciò significherebbe un probabile contenimento degli impieghi, minori erogazioni al sistema delle imprese che noi cercheremmo di limitare al large corporate mantenendo invariato l'impegno con famiglie e piccole aziende».
Insomma, nel caso le indicazioni Eba venissero confermate dalla revisione che verrà realizzata verso fine mese sulla base dei dati degli istituti al 30 settembre, il Banco Popolare metterà in campo tutte le munizioni possibili. Tranne l'aumento di capitale.

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