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Banco Popolare, sconto del 29,3%

Un miliardo di euro chiesto al mercato vendendo nuove azioni a 2,14 euro, ovvero con uno sconto del 29,3% rispetto ai valori attuali dell’azione e del diritto di opzione (il cosiddetto «terp»). Così il Banco Popolare si propone al mercato a partire da lunedì 6, chiedendo capitali freschi innanzitutto ai suoi soci — in rapporto di 9 nuove azioni ogni 7 possedute — con l’obiettivo di rafforzare il patrimonio in vista della fusione con la Popolare di Milano. Manca l’ultimo tassello, l’ok Consob al prospetto: dovrebbe arrivare oggi, dopo essere slittato per la festa del 2 giugno. Lo sconto è leggermente inferiore alle previsioni degli analisti e anche più basso del 30,7% del precedente aumento da 1,5 miliardi del 2014, quando vennero vendute azioni a 9 euro ad azione.

Il rafforzamento patrimoniale — a lungo negato dall’amministratore delegato Pierfrancesco Saviotti che rivendica l’adeguatezza degli accantonamenti ben oltre i limiti indicati dalla Bce — è stato imposto dalla Vigilanza Unica per allineare le coperture sui crediti deteriorati della banca post fusione agli istituti maggiori. In seguito all’aumento, la nuova Bpm-Banco avrà un indice patrimoniale (il Cet1) del 12,9%. E si rafforzerà ulteriormente con le cessioni di sofferenze già in cantiere.

Non è stata una mossa indolore, quella del Banco. L’aumento di capitale ha pesato in maniera notevole sulla valorizzazione dell’istituto, e di conseguenza sulla promessa sposa Bpm, a causa dei concambi già fissati (54% Banco, 46% Bpm). Oggi l’istituto veronese vale 1,5 miliardi, la banca milanese guidata da Giuseppe Castagna 2,2 miliardi. Al momento dell’annuncio della fusione, lo scorso 24 marzo, insieme valevano 5 miliardi: la perdita di valore è stata dunque di 1,3 miliardi. Se si prende l’andamento da inizio anno, il Banco ha perso circa il 70%, la Bpm oltre il 47%, molto di più del -22% del Ftse-Mib.

L’aumento, garantito e curato da Mediobanca e Merrill Lynch (con Banca Aletti come advisor), insiste in un’area fortemente colpita dalle crisi bancarie come il Veneto: i soci di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, in gran parte della regione, hanno visto azzerati quasi 10 miliardi di investimenti delle due banche, per le cui ricapitalizzazioni si è resa necessaria la rete di protezione del fondo Atlante. Si respira comunque ottimismo sull’operazione del Banco: i diritti sono negoziabili fino al 16 giugno ed esercitabili fino a mercoledì 22, dunque prima del referendum sulla Brexit di giovedì 23 che sta agitando i mercati .

Fabrizio Massaro

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