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Banco Popolare, più ricavi e margini

Più commissioni nette, maggiori margini di interesse e minori oneri operativi. Questo il mix che consente al Banco Popolare di chiudere il terzo trimestre con un utile netto di 165 milioni di euro. Un dato che si confronta con il rosso di 54 milioni di euro del corrispondente periodo del 2012.
Il gruppo guidato da Pier Francesco Saviotti – il cui titolo ieri ha perso lo 0,14% – ha registrato un incremento dei ricavi da core banking business del 2,6% sull’anno precedente, soprattutto grazie all’aumento del margine di interesse (+8,4% su base omogenea) dovuto all’azione di repricing. In miglioramento anche le commissioni nette (+5,6%) grazie al collocamento di prodotti del risparmio gestito. Nel contempo continua l’attività di limatura sul fronte dei costi operativi, che nei primi nove mesi dell’anno arretrano del 4,2%. A incidere in questo caso è anzitutto il calo per le spese del personale, scese del 4,4% anno su anno per effetto della riduzione media dell’organico di oltre 400 unità nel periodo. L’altra voce su cui il management ha agito è il fronte delle spese amministrative, ridotte del 4,3%. Con maggiori ricavi e minori costi l’utile netto ha dunque toccato i 165 milioni di euro.
Se l’attività della banca appare dunque positiva («Abbiamo una rete che funziona e produce reddito, le voci di conto economico e il margine di interesse sono più che apprezzabili», ha detto Saviotti nel corso della conference call), rimane il nodo delle rettifiche su crediti deteriorati, sotto la lente di una nuova ispezione Bankitalia e il cui peso sale a 689 milioni dai 600,9 milioni con un contributo del terzo trimestre di 248 milioni, in crescita del 17,2% rispetto al secondo trimestre 2013. Il costo del credito (rapporto tra le rettifiche nette di valore su crediti e gli impieghi lordi) continua ad aumentare. Su base annua il dato raggiunge i 98 punti base rispetto agli 82 del settembre 2012 e ai 92 del primo semestre dell’anno. Ed «è realistico», aggiunge Saviotti, che «se gli impieghi lordi dovessere rimanere su questi livelli», alla fine dell’anno il costo del credito possa «salire oltre i 100 punti base». Va tuttavia evidenziata la riduzione della media dei flussi lordi dei crediti deteriorati (-6,3% su 2012). Sul fronte degli aggregati da segnalare un calo della raccolta diretta (-2,8% su terzo trimestre 2012, a 91,8 miliardi) e indiretta (-5,4%, a 60,4 miliardi). Frenano gli impieghi lordi, arretrati del 2,3% (a 94 miliardi) rispetto ai 96,2 di inizio anno. Nel contempo l’intera totalità delle esposizioni lorde deteriorate (sofferenze, incagli, ristrutturati e scaduti) sale a 17,4 miliardi, in crescita del 7,3% rispetto a dicembre 2012, e del 3,2% nel terzo trimestre.
Prosegue intanto il percorso di rafforzamento patrimoniale in vista dell’asset quality review che la Bce condurrà a partire dal prossimo anno. Il Core Tier 1 sale al 10,3% contro il 10,1% di fine giugno. Il Total Capital, oggi al 12,3%, salirebbe al 13,8% pro-forma se nel calcolo si includesse l’emissione di un Lower Tier 2 da 800 milioni conclusasi a inizio novembre. «Il gruppo rispetto già i livelli obiettivo fissati da Basilea 3», si legge in una nota. In prospettiva, aggiunge Saviotti, «non avremo nessun problema» ma «stiamo comunque prendendo altre iniziative (nella direzione del rafforzamento, ndr) e in tempi brevi ci saranno altri annunci». Interpellato dagli analisti, Saviotti ha infine aperto all’ipotesi di un nuovo triennio alla guida dell’istituto in vista del rinnovo dei vertici della banca previsto in aprile. «Non sono io che decido» ha detto Saviotti ma «se il cda deciderà che io debba rimanere, mi candiderà e io non mi tirerò indietro».

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