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Banco Popolare, maxi-riassetto

In palio ci sono maggiori sinergie operative, risparmi, la cancellazione di un paio di board e – non ultimo – un beneficio di 50 punti base sul Common Equity Tier 1 ratio, uno degli indicatori di patrimonio determinanti per gli esami di maturità che aspettano le banche europee in vista della vigilanza unica. Per questi motivi, ieri, il cda del Banco Popolare e del Credito Bergamasco hanno deciso la fusione per incorporazione di quest’ultimo, un’operazione – comunicata a mercati chiusi – che vedrà subito dopo l’accorpamento nella capogruppo anche di Italease, di cui una piccola quota, vicina al 3%, è in pancia proprio ai bergamaschi.
Di fatto, si tratta di un altro passaggio del lungo percorso di snellimento e razionalizzazione del Banco Popolare, che solo la settimana scorsa aveva visto la cessione delle quote in Eurovita e prima ancora in Azimut, così come la dismissione degli asset bancari in Ungheria, Romania e Repubblica Ceca. Ora che l’esame di Francoforte è agli inizi, al gruppo guidato da Carlo Fratta Pasini e Pier Francesco Saviotti restano da compiere solo gli ultimi ritocchi (ad esempio l’uscita dalla Croazia), e al 30 settembre il Core Tier 1 ratio risultava al 10,3%: ora, con la doppia operazione Creberg-Italease, il gruppo punta a raccogliere altri 50 punti di Common Equity Tier 1 ratio, uno dei requisiti di riferimento per Basilea 3 e gli esami condotti dalla Bce nei prossimi mesi.
Nel dettaglio, il beneficio arriverà con la possibilità di contabilizzare integralmente ai fini del patrimonio di vigilanza il Credito Bergamasco, società quotata che oggi è controllata dal Banco ma vede in mano ai soci di minoranza una quota del 22%: le nuove norme comunitarie prevedono nuovi limiti alla computabilità delle quote di patrimonio dei soci di minoranza, ma
con l’incorporazione nella capogruppo il Banco ne eviterà l’applicazione.
Per la fusione è stato definito un rapporto di concambio che assegnerà 11,5 azioni Banco Popolare per ogni azione Creberg posseduta: prima dell’operazione, però, l’istituto bergamasco distribuirà ai propri azionisti un dividendo di 0,55 euro (in linea con quello pagato nel 2013); il corrispettivo del concambio – si legge in una nota diffusa ieri dal gruppo con sede a Verona – garantisce un premio dell’11,5% sul prezzo ufficiale di lunedì del Creberg. A servizio del concambio, il Banco aumenterà il proprio capitale di nominali 300,5 milioni con l’emissione di 157,4 milioni di nuove azioni ordinarie, l’assemblea del Creberg è stata fissata il 25 aprile e quella del Banco all’indomani.
Se non eserciteranno il diritto di recesso, gli azionisti di minoranza della banca lombarda (in particolare la Fondazione CrLucca, socia all’11,56%, che sembra favorevole all’operazione) «avranno la possibilità di partecipare direttamente al più ampio progetto di valorizzazione del gruppo», si legge nella nota diffusa ieri, e l’operazione «non modificherà il legame nei confronti del territorio e dei propri azionisti»: per questo, sarà creata una specifica divisione con sede a Bergamo. Banca Italease sarà ricollocata invece nel gruppo sotto forma di una specifica divisione di business.

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