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Banco Popolare, maxi-pulizia nei conti per la fusione con Bpm

Milano chiude i 9 mesi con un utile di 88 milioni, ( -56% per l’effetto fondo esuberi)
Il mantenimento dei tassi a livelli rasoterra, con un Euribor a 3 mesi che è negativo da 18 mesi, continua a pesare sul margine di interesse, che cala dell’1,9% per Bpm (anno su anno) e del 13,7% per il Banco. Colpa non solo del calo degli spread verso la clientela, ma anche della riduzione della redditività del portafoglio titoli. Si è aggiunta un’instabilità delle borse, legata al Brexit, che ha spinto la clientela a rivedere gli orientamenti di investimento, riducendo la domanda di prodotti più remunerativi. Ne deriva il calo delle commissioni nette, pari al 2,2% per Bpm e del 12,4% per il Banco.
Banco, il peso delle rettifiche
Ma il grosso divario è sulle rettifiche su crediti. Qui il Banco deve sopportare una maxi-svalutazione pari a 1,7 miliardi (rispetto ai 575 milioni del corrispondente periodo 2015) imposta da Francoforte in vista della fusione. Se si aggiungono le spese per gli “oneri sistemici” tra cui le risorse per il fondo di risoluzione unico, si capisce come il gruppo guidato da Pier Francesco Saviotti arrivi a 712 milioni di rosso nei nove mesi, contro un utile di 349 milioni del periodo omogeneo. Di positivo c’è che la banca sta portando progressivamente la copertura media sui deteriorati ai livelli chiesti dagli ispettori. Nei nove mesi, il coverage sui deteriorati è salito al 47% rispetto al 43,7% di fine dicembre, mentre sulle sofferenze è pari al 59,4%. L’obiettivo, confermato da Saviotti, è arrivare al 62%, e sono da mettere in conto ulteriori accantonamenti entro fine anno. D’altra parte lo stock dei crediti deteriorati appare in flessione, con una riduzione del 6,3% in termini netti. Occorrerà vedere se il trend proseguirà e quali saranno gli eventuali esiti dell’ispezione Bce. Nel terzo trimestre, va detto, le sofferenze sono aumentate dell’8,6%. La banca ha dovuto “incassare” la riclassificazione a bad loans di tre posizioni importanti per complessivi 600 milioni di tre debitori di “peso” che hanno alzato bandiera bianca come Porta Vittoria, Gruppo Zunino e di un terzo soggetto nel ramo immobiliare, eredità dell’ex Italease. Il lavoro di dismissione di Npl continua. «Stiamo preparando una nuova vendita» di crediti deteriorati, «un cluster di 650 milioni», ha detto Saviotti, anche se «non so se riusciremo a chiuderla entro fine anno» o «nei primi giorni del 2017». Nonostante gli impatti dell’aumento delle copertura dei crediti deteriorati, la solidità del Banco rimane elevata, con un Cet1 ratio del 13,7% contro una soglia Srep del 9,55%. Salutando gli analisti per l’ultima conference da Ad, Saviotti ha fatto anche il punto sullo Srep in via di approvazione («avevamo a suo tempo ricevuto delle anticipazioni che mi permetto di definire positive ma a oggi nessun seguito»).
I conti di Bpm
Meno impattati dalle rettifiche i conti di Bpm, che ha chiuso il trimestre con una perdita di 70 milioni dopo aver spesato 171,5 milioni di costi non ricorrenti legati alla fusione. La banca guidata da Giuseppe Castagna (al vertice della futura BancoBpm assieme al dg Maurizio Faroni) ha dovuto spesare 165 milioni legati al fondo esuberi, ma rimane in utile nei primi nove mesi per 88,1 milioni, in calo del -56,4% sul 2016. I deteriorati netti appaiono in diminuzione del 2,6% anche se le sofferenze crescono del 4,3% per una riclassificazione di alcune inadempienze. La banca invece appare vivace negli impieghi segnalando un incremento dello 0,4% da inizio anno. Castagna si dice «molto positivo» per l’esito dello Srep, che quest’anno potrebbe rivelarsi «anche migliore» dell’anno scorso, quando fu fissato al 9%.
Possibile in prospettiva il varo di una «politica di bilancio», finalizzata a un aumento delle coperture della futura legal entity. Nel contempo novità in prospettiva potrebbero arrivare dalla validazione dei modelli interni, per cui verrà fatta domanda di validazione entro fine marzo, per avere una risposta da Bce entro i primi settembre 2017.

Luca Davi

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