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Banco Popolare l’aumento parte bene Unicredit ai minimi

Banco popolare avvia con il piede giusto l’aumento di capitale da un miliardo: nella prima seduta dell’offerta che prelude alle nozze con Bpm, le azioni hanno guadagnato il 5,04% a 3,082 euro, i diritti sono saliti del 14,71% a 1,17 euro. Senza lo stacco del diritto il balzo è del +7,6% su venerdì: ma è anche vero che la banca veronese ha perso il 70% nel 2016.
L’oceano di Unicredit, intanto, s’increspa: la ricerca del nuovo ad trova veti e difficoltà, mentre la Borsa continua a vendere e ieri ha portato l’azione ai minimi da quattro anni (-1,9% a 2,58 euro). In serata Fondazione Cariverona, socio di peso con un 2,83%, ma assente dal consiglio, è sbottata, chiedendo con una nota che il cda della banca «si concentri prioritariamente e con la necessaria celerità» sulla procedura in corso per trovare il nuovo capo, che mercoledì ha portato a nominare Egon Zehnder consulente. Il socio scaligero, anche avendo in carico i titoli Unicredit a 8,42 euro (pari a una minusvalenza teorica sopra i 900 milioni), mal sopporta i tentennamenti che rendono la banca più vulnerabile delle rivali (ieri l’Euro Stoxx 600 di settore ha chiuso invariato). «Tempi opportunamente rapidi di scelta garantiranno che sia il nuovo capoazienda a effettuare tutte le valutazioni e ad assumere in responsabile autonomia tutte le decisioni idonee al rilancio del gruppo», ha aggiunto l’ente, presieduto da Alessandro Mazzucco e che vorrebbe inserire l’ex presidente Paolo Biasi nel futuro cda.
Verona non è il solo socio “nervoso”. I fondi esteri sono in frequente contatto con il vertice guidato dall’uscente Federico Ghizzoni, e hanno chiesto al presidente Giuseppe Vita di fare presto. Lucrezia Reichlin, consigliere delle minoranze, ha detto la sua tramite un fondo sul Corriere della Sera, che rievocava la bad bank di sistema e un fondo europeo per ricapitalizzare le banche con più crediti dubbi (idea spiaciuta a qualche socio storico). Il 31 maggio due consiglieri tedeschi hanno lasciato il cda. E nelle retrovie la corsa dei big a creare un consenso “lampo” su Marco Morelli, numero uno di Bofa in Italia ed ex di Mps e Intesa Sanpaolo, non ha ancora trovato pieno consenso. Così, a due giorni dal cda ordinario di giovedì, soci e protagonisti attendono la “job description” dei cacciatori di teste – a ore potrebbero giungere al ristretto del Comitato nomine e di lì al cda – sperando magari di ispirarvisi. Intanto Borsa spa ha autorizzato Veneto banca a quotarsi ma «subordinatamente alla verifica della sufficiente diffusione delle azioni». Dettaglio già costato la rinuncia alla cugina Vicentina. Veneto banca, che intende avviare domani l’aumento da un miliardo, deve far sottoscrivere almeno un 25% ai vecchi soci per non finire nelle braccia del fondo Atlante.

Andrea Greco

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