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Banco Popolare fa più utili e vara il riassetto della rete

Conti semestrali «soddisfacenti e sostenibili», situazione patrimoniale in parte già in linea con i requisiti di Basilea 3, nessun interesse per gli scenari di aggregazione riportati alla ribalta dai rumors di mercato. L’amministratore delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, elimina dall’orizzonte dell’istituto veronese ogni ipotesi di risiko bancario: parlando con gli analisti finanziari il banchiere ha sottolineato di non avere «nessun contatto e nessun interesse attualmente per quanto riguarda le ipotesi di aggregazioni». «Io penso a casa mia e devo rafforzarmi sempre di più», ha aggiunto. Saviotti ha ammesso che un consolidamento «potrebbe essere indubbiamente una soluzione per istituti in difficoltà», ma ha voluto escludere con forza che il Banco possa partecipare a operazioni di questo tipo. Anche dal punto di vista patrimoniale l’a.d. ha ribadito che l’istituto non ha in vista alcuna operazione straordinaria, smentendo ancora una volta l’ipotesi di conversione del bond da un miliardo in scadenza nel 2014. «Non ho alcuna intenzione di convertire il bond – ha scandito in conference call – sarebbe un suicidio: se lo facessimo avremmo un titolo che si dimezza e andremmo a disturbare non solo i portatori del bond ma anche tutti i nostri azionisti che vedrebbero titoli crollare». La fiducia di Saviotti sulla solidità del Banco è confortata da una situazione patrimoniale che vede un core tier 1 al 10,1% e quindi «superiore al livello obiettivo suggerito dall’Eba». «Anche anticipando gli effetti di Basilea 3 – nota l’istituto – il coefficiente risulta già in linea con i requisiti stabiliti dalla nuova normativa». Resta invece del lavoro da fare sul total capital ratio (sceso al 12,2% dal 14% di fine 2012 in seguito alle operazioni di riacquisto titoli concluse dalla banca). In proposito Saviotti ha annunciato che il Banco Popolare sta «programmando un’emissione lower tier II, attualmente in fase di studio».
Per quanto riguarda il conto economico, i risultati sono generalmente superiori alle più recenti stime di mercato. Il Banco ha chiuso il semestre con un utile netto di 156 milioni, in deciso rialzo rispetto ai 29 milioni dei primi sei mesi del 2012. Da segnalare che sul risultato non ha avuto effetti significativi la cosiddetta ‘fair value option’, che invece nel primo semestre 2012 aveva avuto un impatto negativo di 142,3 milioni. Al netto di questa componente l’utile fa segnare un calo del 9,1%. I proventi operativi si sono attestati a 1,8 miliardi (-3,3%), con margine di interesse a 841 milioni (-8,1%) e commissioni nette a 744 milioni (+9,8%). Scendono del 4,6% gli oneri operativi a 1,1 miliardi, per un rapporto cost/income al 60,8%. Quanto alla qualità del credito, le rettifiche sono pari a 441 milioni (da 397 nel primo semestre 2012), di cui 212 milioni relative al secondo trimestre (-7,7% dal primo). Il costo del credito si attesta quindi a 92 punti base (da 83). Sul fronte degli aggregati patrimoniali, la raccolta diretta e’ salita dello 0,5% rispetto a fine 2012 a 94,9 miliardi, mentre gli impieghi lordi sono scesi dello 0,8% a 95,4 miliardi (-4,6% a 7,9 miliardi quelli di Italease). Il gruppo ha annunciato inoltre di stare proseguendo nel percorso di miglioramento dell’efficienza con la riorganizzazione della rete e l’adozione del modello distributivo ‘hub & spoke’, che prevede tra le altre cose la chiusura di 60 filiali e la conversione di altri 100 sportelli in ‘filiali imprese’. I risultati di bilancio affronteranno oggi la prova della Borsa: ieri, in attesa della pubblicazione dei conti, i titoli del Banco Popolare hanno perso il 3,19 per cento.

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