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Banco Popolare fa maxi-utili e stringe con Bpm

«Abbiamo fatto dei passi avanti molto importanti che mi portano a dire che obiettivamente diventa ancora più ragionevole pensare in positivo». Il Ceo del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, pur senza citare esplicitamente Banca Popolare di Milano, conferma le attese del mercato: la fusione con Piazza Meda appare a portata di mano. Lo fa nel corso della conference call di presentazione dei conti relativi al 2015, che hanno visto un ritorno all’utile per 430 milioni. Certo, tra le due piazze rimangono alcune divergenze (in particolare sull’assegnazione delle deleghe tra il Ceo e il direttore generale) che tuttavia appaiono colmabili. Ma nel complesso l’architettura dell’operazione di fusione è oramai definita. Tanto che, a quanto risulta al Sole 24 Ore, oggi sia Saviotti che Castagna sono attesi a Francoforte, nella sede della Banca Centrale Europea, per un incontro con la Vigilanza che potrebbe rivelarsi decisivo. Qui i due manager presenteranno agli uomini del Single Supervisory Mechanism i dettagli del deal, spiegheranno la struttura di governance, i benefici attesi e forniranno tutte le delucidazioni del caso richieste dagli ispettori. Gli equilibri sembrano oramai definiti: alla presidenza Carlo Fratta Pasini (Banco); a capo del Comitato esecutivo Pier Francesco Saviotti (Banco); Ceo Giuseppe Castagna (Bpm); direttore generale Maurizio Faroni (Banco).
Il disco verde della Bce sarà un viatico essenziale per procedere celermente all’annuncio di una lettera di intenti tra i due gruppi. Le attese – a meno di clamorosi colpi di scena – sono tutte per la firma del memorandum of understanding in tempi ristretti. Sul calendario, le date cerchiate di rosso sono quelle del prossimo weekend (14 febbraio), o di quello successivo (21 febbraio). Di sicuro a ieri non risultava ancora nessuna convocazione ufficiale dei Consigli a cui spetta il via libera finale.
Insomma, nel quadro di uno scenario che sembra improntato all’ottimismo, ieri il Banco ha alzato il velo su conti che Saviotti definisce «soddisfacenti» e che segnano un ritorno all’utile.

Il Cda del gruppo veronese proporrà infatti all’assemblea un dividendo di 15 centesimi. Merito del ritorno a un utile netto di 430 milioni, che si confronta con la maxi-perdita da 1,94 miliardi dell’anno precedente. Il maxi-utile, come ha spiegato ieri la banca in una nota, «ha contribuito al significativo rafforzamento della posizione patrimoniale del gruppo». Il Cet1 capital ratio ha toccato il 13,2% a fine 2015, con una crescita di 129 punti base. Il risultato è stato raggiunto «grazie anche alla riduzione del rischio connesso alle proprie attività». Il margine di interesse è risultato stabile, attorno a 1,54 miliardi, in linea con i 1,55 del precedente esercizio (-0,4%) e questo «nonostante la forte pressione competitiva sul fronte degli impieghi ed il significativo calo dei tassi di riferimento, divenuti addirittura negativi». La gara tra le banche sul fronte del pricing, abbinata al calo dell’Euribor, si è fatta sentire in particolare nell’ultimo trimestre, in cui il margine di interesse è sceso del 4,8%. Il tema preoccupa «il giusto» l’a.d. Saviotti, che d’altra parte guarda con ottimismo al fronte dei costi, «su cui recuperemo molto nel 2016», così come «sulle rettifiche», che sono attese in calo.
Proprio il capitolo del rischio di credito è quello su cui il Banco registra performance significative. Non solo lo stock dei crediti deteriorati lordi è sceso di 1,02 miliardi (-4,7%) rispetto a fine 2014. Ma «sensibile» è risultata anche la riduzione del flusso netto di ingresso dei crediti deteriorati, che è scesa del 65,9% rispetto rispetto a fine 2014. Nel contempo, la banca presieduta da Carlo Fratta Pasini ha mostrato un livello di copertura dei crediti deteriorati pari al 43,7% in crescita rispetto allo scorso esercizio, «tenendo conto delle avvenute cessioni», ovvero un portafoglio da 1,2 miliardi di sofferenze chirografarie.
Altre cessioni sono però in vista. Saviotti ha sottolineato che per il 2016 il gruppo ha in programma di dismettere non performing loans per un importo intorno ai 600-650 milioni di euro, importo che è già compreso nel budget della banca. Resta da valutare se il nuovo meccanismo di garanzia statale sulle sofferenze (la cosiddetta Gacs) può rappresentare un propellente. Sul tema il Ceo del Banco si è detto cauto, perchè «non so se avremo la possibilità, utilizzando quella soluzione individuata, di incrementare la riduzione delle nostre sofferenze». Comunque «ci daremo un’occhiata e se ci sarà la possibilità lo faremo». Certo è che, è il ragionamento di Saviotti, a guidare la «possibilità di cedere sofferenze è sempre il prezzo»: difficile dunque che ci siano cessioni che non avvengano a un prezzo lontano dal prezzo di carico. «Io sono comunque sereno – ha concluso Saviotti riferendosi al bilancio – questi sono numeri che costituiscono un viatico e una base per un 2016 che non sarà facile ma di assoluta serenità».

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