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Per il Banco Popolare aumento a 2,14 euro con sconto del 29,3%

Il conto alla rovescia è ormai partito, per l’aumento di capitale da un miliardo voluto dalla Bce per far convolare a nozze il Banco Popolare con la Bpm. Lunedì il Banco fischierà l’avvio dell’aumento, i diritti verranno negoziati fino al 16 giugno, dal 22 giugno verranno offerti in Borsa quelli eventualmente inoptati. Sempre che vengano rispettati i pronostici della vigilia e oggi arrivi l’ok ufficiale della Consob alla pubblicazione del Prospetto.
I soci attuali potranno sottoscrivere 9 nuove azioni ogni 7 possedute al prezzo di 2,14 euro, che equivale ad uno sconto rispetto al Terp (il prezzo dell’azione, scorporato il valore del diritto) pari al 29,3% rispetto al prezzo di chiusura di due giorni fa (ieri la banca valeva in Borsa 1,5 miliardi). In occasione dell’ultimo aumento di capitale (nel marzo 2014) il Banco popolare aveva proposto uno sconto sul Terp del 30,7%; quello attuale è più basso anche rispetto alla media di mercato degli ultimi aumenti, che si aggira intorno al 35% (pur senza arrivare ai picchi dell’Mps, che ha sfiorato il 40%). Popolare di Vicenza e Veneto banca ovviamente fanno storia a sé, non paragonabile con il Banco. Dunque, la banca guidata da Pier Francesco Saviotti è riuscita nell’intento di concludere la trattazione dei diritti (e il loro esercizio) prima del potenziale rischio Brexit (il referendum britannico si svolgerà il 23 giugno) ma seppure su un piano diverso si troverà a condividere praticamente lo stesso calendario (dovrebbe partire l’8 giugno) con Veneto Banca, che chiederà al mercato a sua volta un miliardo. Nel caso del Banco Popolare le banche del consorzio sono due, Mediobanca e Merrill Lynch, le stesse che sono state a fianco dell’istituto durante la lunga e complessa trattativa del matrimonio con Bpm. Secondo indiscrezioni diffuse si erano fatte avanti anche altre banche, per allargare il consorzio, che però è stato volutamente tenuto ristretto a due. Un segnale di fiducia, anche se i tempi non sono certo propizi.
Anche lo sconto sul Terp – così contenuto – rappresenta un segnale di fiducia nella buona riuscita dell’operazione, ma occorre dire che il Banco ha già perso molto di suo, preparandosi al ricorso al mercato: negli ultimi sei mesi ha lasciato sul terreno poco meno del 70% del suo valore (mentre nello stesso periodo l’indice principale di Piazza Affari, pur infarcito di banche, ha ceduto il 21%). Solo nell’ultimo paio di mesi, cioè da quando c’è stata la nota ufficiale del Banco con l’annuncio del prossimo aumento di capitale, le quotazioni della banca hanno perso oltre un quinto del loro valore. Insomma, lo sconto cui sono offerte ora le nuove azioni non è molto alto (sintomo di fiducia) ma sono le azioni stesse ad aver perso moltissimo.

Vittoria Puledda

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