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Banco Popolare, al board l’aumento in vista della fusione con Bpm

L’aumento di capitale da 1 miliardo del Banco Popolare potrebbe essere varato oggi dal consiglio dell’istituto veronese. Il ceo Pier Francesco Saviotti vuole accelerare i tempi del rafforzamento patrimoniale curato e garantito da Mediobanca e Bofa-Merrill Lynch in vista dell’integrazione con Popolare di Milano, così da avere le carte in regola per quando, entro aprile, arriveranno in Bce la richiesta finale di autorizzazione e il piano industriale.

Ieri Saviotti e il direttore generale Maurizio Faroni sono stati in Consob per fornire un quadro preliminare delle modalità dell’operazione, che dovrà essere approvata da un’assemblea nella prima metà di maggio. Come già annunciato da Saviotti, la ricapitalizzazione dovrebbe essere in parte aperta in opzione agli attuali soci, in parte riservata a investitori istituzionali. La risposta dal mercato sembra sia positiva e per questo motivo ai soci istituzionali potrebbe essere riservata una quota maggiore dell’aumento. Anche a causa della richiesta di capitale che servirà a ridurre di 10 miliardi i crediti deteriorati, il Banco Popolare sta soffrendo in Borsa più di Bpm. Ieri ha segnato -6,4% a 6 euro, mentre Bpm -3,8% a 0,61 euro. In un mese il Banco ha perso il 18%, Bpm il 4%.

A rendere ancora non del tutto chiarito il quadro è anche l’incertezza sulla futura governance di Bpm: entro il 4 aprile vanno presentate le liste per il rinnovo del consiglio di sorveglianza, oggi presieduto da Piero Giarda, in vista dell’assemblea del 30 aprile. I sindacati nazionali dei bancari — che sono stati determinanti nell’appoggiare l’accordo con il Banco, nelle fasi finali della trattativa, anche per la spinta del governo — punterebbero a una lista unitaria con l’associazione soci-non dipendenti di Piero Lonardi, che sarebbe candidato presidente. Ma il gruppo dei soci-pensionati, che pesa in assemblea grazie alle 10 deleghe a testa, non sarebbe d’accordo sul ruolo di Lonardi. Fabi, Fiba, Fisac, Uilca, First Cisl stanno ancora cercando un accordo. Il segretario della First, Giulio Romani, ha detto ieri a un convegno del suo sindacato cui ha partecipato anche il segretario generale Cisl, Annamaria Furlan, che l’accordo è atteso per oggi, con Lonardi presidente.

Proprio Giarda al convegno Cisl ieri ha sottolineato il ruolo del governo per il via libera alla fusione: «Come sapete il Banco non era il primo candidato, ce n’era un altro in mente» (Ubi, ndr ) «ma poi la prima opzione non si è rivelata possibile. Alla fine si è scelto il Banco ed è stata una scelta incoraggiata dall’orientamento del governo. Se non ci fosse stata l’esplicitazione diretta di un interesse quasi nazionale, non so dire cosa avrebbe deciso il consiglio di gestione» guidato da Giuseppe Castagna (che sarà ceo della banca post-fusione). Lo schema Bpm-Ubi prevedeva la presidenza del consiglio di sorveglianza per Giarda ma l’idea venne bocciata dalla stessa Bpm. A spingere poi per Bpm-Banco è stato il governo, con una nota scritta del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sostenuta dal premier Matteo Renzi. Ma dietro le quinte, per convincere i sindacati di Bpm, si sono mossi anche personaggi chiave del Pd come il vicesegretario Lorenzo Guerini, già sindaco di Lodi, e il deputato Giuseppe Fioroni; sul versante Banco s’è mosso il sindaco di Verona, Flavio Tosi.

Fabrizio Massaro

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