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Banco-Bpm, ultimi due nodi per la fusione

Il diavolo è nei dettagli, ha detto sabato al Forex il ceo di Popolare di Milano, Giuseppe Castagna, parlando della trattativa con il Banco Popolare. E?i dettagli ancora da definire sarebbero due:?i concambi e la governance. Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, se è vero che l’accordo è vicino, ci sarebbero ancora da concordare un’architettura societaria che accontenti tutti e – soprattutto – da declinare alla virgola il merger of equals tra due banche diverse non solo per dimensioni ma anche per qualità di attivi e quantità di sofferenze.
Per questo i contatti tra advisor – Lazard e Citi per Bpm, Colombo, Bofa e Mediobanca per il Banco – proseguono incessantemente, e la partita a oggi non può dirsi ancora chiusa. Non a caso Castagna parla ancora di tre ipotesi (Banco, stand alone o Ubi) e quest’ultima – assistita da Credit Suisse e Morgan Stanley – continua a ripetere in tutte le sedi che un’integrazione sull’asse Milano-Bergamo-Brescia creerebbe maggior valore dal punto di vista industriale e soprattutto del capitale, scongiurando oggi e domani il rischio di un aumento.
Si vedrà nei prossimi giorni. In ogni caso non molti, stando alle dichiarazioni dei vertici. Se matrimonio sarà tra Bpm e Banco, l’annuncio è atteso subito a ridosso dei conti – previsti lunedì prossimo – e pertanto c’è chi azzarda che le nozze potrebbero addirittura essere romanticamente annunciate il giorno di San Valentino;?diversamente, Piazza Meda sembra comunque intenzionata a chiarire al mercato entro la fine di febbraio che cosa intenda fare di qui ai prossimi mesi, in cui ci sarà anche da rinnovare i vertici e da decidere la trasformazione in Spa;?due partite distinte ma collegate nei fatti, visto che una fusone giudicata soddisfacente dall’assemblea di Bpm potrebbe spianare la strada al rinnovo (pro tempore) dei vertici e contribuire ad accelerare i tempi della trasformazione in società per azioni.
Ma l’assemblea di Piazza Meda da sempre è un interlocutore difficile da accontentare, e anche così si spiegano i capitoli ancora aperti. Da un lato, si diceva, la governance:?lo schema al momento prevede il mantenimento della Bpm per 6 anni, ma nella veste – depotenziata – di banca rete;?una soluzione che potrebbe accontentare la Vigilanza (dove si preferiscono soluzioni light) ma un po’ meno i soci e tanto meno gli attuali vertici, soprattutto chi sarebbe destinato a scendere di un piano e passare dalla capogruppo a quella che diventerebbe una controllata. Altro tema, i concambi:?nel report di ieri Equita tornava a lanciare l’ipotesi di un concambio che vedrebbe un’azione del Banco per 12 Bpm, ma molto più difficile – si apprende – sarebbe affrontare la questione delle sofferenze e, di conseguenza, di un eventuale shortfall a livello di capitale.
In ogni caso a Piazza affari si crede che la fusione tra il Banco e la Popolare di Milano sia a un passo, e ieri gli acquisti si sono mossi di conseguenza. In un’altra giornata difficile sul listino, la popolare veronese è stata maglia rosa con il 5,99%, mentre Piazza Meda ha chiuso in rialzo dell’1,20%. Più fredda Ubi (-0,14%), ancora in calo il Monte dei Paschi (-3,85%) dopo che proprio la ex popolare sabato ha ribadito il suo “no” a un salvataggio da sola. A Siena per ora si lavora sulla cessione di sofferenze, che probabilmente avverrà utilizzando le nuove garanzie pubbliche.
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