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«Banco Bpm è sul mercato»: Castagna non chiude all’M&A

Non si ferma a commentare le indiscrezioni di mercato che associano il nome di Banco Bpm sempre più spesso a quello di Credit Agricole, ma al tempo stesso non si sottrae al processo di consolidamento in corso all’interno del settore finanziario a livello italiano ed Europeo. Per Giuseppe Castagna, la banca è disponibile a mettersi al tavolo «per discutere con chiunque presenti un progetto solido, nelle regioni dove siamo più forti». Certo, «il Covid non aiuta perché è difficile avere contatti» e Banco Bpm può continuare a navigare da sola, ma Castagna professa realismo e ammette che «siamo sul mercato e vedremo cosa succederà».

Le dichiarazioni del manager hanno seguito la pubblicazione dei dati di bilancio, che per Banco Bpm è decisamente a due facce. Se l’utile netto realizzato nei primi nove mesi del 2020 è infatti inevitabilmente più basso rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (262,5 milioni anziché i 701,2 milioni dei primi nove mesi 2019) per effetto della crisi scatenata da Covid, il risultato della gestione operativa è comunque in costante crescita negli ultimi tre trimestri: 319 milioni a marzo, 388 milioni a giugno e 562 milioni a settembre.

L’ultimo trimestre, in particolare, si è chiuso di nuovo con un risultato netto positivo e sopra le stime medie degli analisti (157,3 milioni) dopo il rosso registrato fra aprile e giugno (-46,4 milioni). I dati in sé non precluderebbero, secondo quanto sostiene la banca, la possibilità di distribuire una cedola agli azionisti nel 2021, anche se per questo occorrerà comunque attendere le decisioni della Bce.

Da sottolineare, sempre con riferimento alla situazione che si è creata per la diffusione del virus, come gli obiettivi del piano strategico 2020-2023, annunciati proprio a marzo, non siano «più da considerarsi attuali». E sempre in tema di contraccolpi scatenati dalla pandemia, occorre ricordare come le rettifiche nette su finanziamenti alla clientela siano ulteriormente cresciute rispetto al secondo trimestre (da 263 a 324,3 milioni) portando così l’ammontare complessivo da inizio anno a 800,6 milioni: il 43,5% in più rispetto ai 558 milioni dei primi nove mesi 2019.

Ieri il Cda di Banco Bpm ha anche analizzato le offerte vincolanti relative al progetto denominato «Django», che prevede la vendita di un ammontare complessivo di crediti classificati come inadempienze probabili (Utp), prevalentemente verso clientela corporate, di ammontare nominale complessivo di oltre 1 miliardo. A presentarle sono state Amco e Credito Fondiario, per due portafogli del valore lordo rispettivamente pari 641 milioni e 301 milioni, ai quali si aggiungono ulteriori 75 milioni ceduti ad altre controparti. L’operazione, che dovrebbe essere perfezionata entro fine anno, comporta una riduzione dell’ammontare dei crediti deteriorati al lordo delle rettifiche di valore da 9,8 miliardi a circa 8,6 miliardi, per un rapporto sui crediti totali al lordo delle rettifiche (gross Npe ratio) in discesa dall’8,6% al 7,7% circa (6,7% se calcolato in coerenza con la definizione Eba).

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