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Banco-Bpm, solo il futuro cda deciderà sul recesso

Toccherà al Cda della futura “Banco Bpm Spa” fissare i limiti al rimborso delle azioni su cui sarà esercitato il diritto di recesso in seguito alla trasformazione in Spa di Bpm, che avverrà in concomitanza con la fusione col Banco Popolare. A chiarirlo è stato ieri Giuseppe Castagna, a.d. di Bpm e numero uno designato della futura banca. La decisione sui limiti «la prenderà il Cda della nuova banca, in febbraio o marzo quando si riunirà per l’approvazione dei conti 2016». A margine della Euromoney Italy Conference di Milano, Castagna ha fatto intendere inoltre che non ci sono ampi spazi per il rimborso ai soci dissenzienti, visto che «ci sono vincoli molto forti anche alla luce dell’aumento di capitale che è stato richiesto». Nei giorni scorsi i board di Banco e Bpm hanno definito il valore di liquidazione delle azioni ordinarie da riconoscere, solo in caso di ok alla fusione, ai soci che recederanno: per Bpm il valore è stato fissato in 0,4918 euro ad azione (contro i 0,38 euro di ieri), per il Banco a 3,156 euro (2,29 euro). In vista dell’assemblea per l’aggregazione fissata per il 15 ottobre e su cui pesa l’incognita del voto contrario dei soci pensionati di Bpm, il manager ha sottolineato che l’obiettivo è «fare la fusione». Le prossime settimane saranno decisive per appianare le divergenze. Per il 22 settembre è previsto un incontro tra Castagna e le associazioni dei soci pensionati che, in assenza di modifiche sostanziali all’operazione, potrebbero votare contro. Nel caso in cui l’assemblea bocciasse la fusione, Bpm convocherebbe a stretto giro una nuova assemblea per la trasformazione in Spa entro fine anno, visto che, ha ricordato il manager, la legge «impone la trasformazione entro fine anno».

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