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Banco-Bpm, si lavora alle richieste Bce

La strada verso la fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano è oramai tracciata. La visita effettuata mercoledì a Francoforte dai vertici della due banche ha di fatto segnato un punto a favore, benchè informale, della creazione del terzo gruppo bancario italiano dopo Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Nel contempo, però, il passaggio in Vigilanza non è stato del tutto indolore. La Bce ha posto una serie di condizioni affinchè il matrimonio tra le due banche – il primo in Europa dall’avvio del Single Supervisory Mechanism del novembre 2014 – si celebri secondo i “sacri crismi”. Fuor di metafora, l’Authority europea chiede che il futuro colosso poggi su fondamenta solide. Da qui la richiesta di un’attenzione particolare al tema delle coperture dei crediti, all’adozione di una governance snella e a una chiara separazione dei poteri tra gli snodi decisionali del gruppo. Puntualizzazioni che sono ben chiare ai due management e agli advisor legali e finanziari, che infatti sono già al lavoro per recepire le indicazioni del caso.
Ciò tuttavia richiederà un po’ più di tempo rispetto alle previsioni. Se nella road map “ideale” degli advisor la sigla della lettera di intenti tra Milano e Verona sarebbe potuta arrivare il 14 febbraio, oggi la data cerchiata di rosso è quella del 21 febbraio (e non è escluso un ulteriore slittamento). Del resto, una volta adeguato il progetto di fusione agli input degli ispettori Bce, per i due gruppi bancari si renderà necessaria con tutta probabilità una nuova visita a Francoforte per le verifiche del caso. Difficile, dunque, che tutto si risolva nel giro di poche ore.
Va detto peraltro che non solo l’aggregazione tra le due banche è un test per gli istituti, ma lo è anche per l’intera Vigilanza europea, che quindi non vuole lasciare nulla di intentato. Sopratutto in una fase volatile per i mercati come quella attuale.
Tra i punti messi in evidenza da parte degli ispettori della Bce guidati da Danièle Nouy, c’è come detto anzitutto quello delle garanzie su crediti, sulle quali Bpm appare in migliore salute rispetto al Banco Popolare. La fusione tra i due gruppi dovrebbe garantire il mantenimento di una solidità patrimoniale e nel contempo un’adeguata copertura su crediti, soprattutto dopo i rilievi arrivati nell’ambito del processo Srep. Su questo aspetto dunque i manager sono già al lavoro assieme ai relativi team per fornire maggiori dettagli e garanzie.
Tra i rilievi che, a quanto risulta, sono stati fatti da Francoforte c’è poi quello relativo alla struttura di governance, che deve essere snella e con poteri chiari.
Per questo motivo gli advisor potrebbero effettuare dei ritocchi sull’architettura del progetto di fusione. La holding dovrebbe controllare al 100% la Bpm Spa per un periodo limitato, pari a 3 anni: al Cda sottostante dovrebbero essere assegnati tuttavia poteri limitati. Gli ispettori chiedono poi più chiarezza nella spartizione delle deleghe tra il futuro Ceo (Giuseppe Castagna, Bpm), il numero uno del Comitato esecutivo (Pier Francesco Saviotti, Banco) e il direttore generale (Maurizio Faroni, Banco). La guida del Consiglio di amministrazione della holding (che conterà 19 membri) andrà invece a Carlo Fratta Pasini.

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