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Banco Bpm, più profitti al 2023: siamo la terza banca del Paese

Banco Bpm punta a 770 milioni di euro di utili al 2023: è uno degli obiettivi chiave del piano industriale della banca nata nel 2017 dalla fusione tra il Banco Popolare e Bpm, prima integrazione sotto la vigilanza Bce. Dopo tre anni di cantiere post-fusione, il ceo Giuseppe Castagna promette una «remunerazione attrattiva» ai soci con più di 800 milioni di dividendi distribuiti, un payout di oltre il 40%, e creazione di valore di oltre 2 miliardi: «Rafforzeremo ulteriormente il posizionamento competitivo come solida terza banca del Paese». La redditività è vista al 7,2%: «Possiamo conseguire redditività sostenibile generata dal core business, che prima per la fusione poi per la vicenda dei diamanti non siamo stati in grado di dimostrare al mercato».

Nel piano i ricavi crescono di +0,6%, i costi calano del 2%. Il banchiere non si nasconde che si tratta di obiettivi — elaborati prima della crisi coronavirus — «ambiziosi ma raggiungibili anche in uno scenario macroeconomico sfavorevole nel 2020». Il titolo tuttavia è crollato dell’8,2% perché gli analisti (come Equita, Intermonte, Mediobanca) dubitano che la stima di un Pil in calo dello 0,1% sia ottimistica. La recessione potrebbe determinare un aumento dei crediti deteriorati ma «al momento» Castagna non prevede un aumento dei flussi di npl: «Tutti dicono che lo scenario più probabile è uno scenario a V (cioè Pil in negativo e poi rimbalzo, ndr) nel 2020 e non uno scenario prolungato. Ma se questo accadesse dovremmo cambiare le assunzioni del piano». Il target di npl lordi è al 5,9%.

Nei programmi di Castagna la sostenibilità dei proventi sarà guidata dalla specializzazione di servizi per la clientela private e imprese, in coordinamento con Banca Aletti e Banca Akros, e dall’omnicanalità offerta a clienti family e small business. Previsti più di 600 milioni di investimenti in tecnologia e digitalizzazione e un piano di assunzioni per il ricambio generazionale basato su 1.100 prepensionamenti volontari. Previste la chiusura di 200 filiali, a 1.530 a fine piano e la vendita di un portafoglio immobiliare da 1 miliardo, con beneficio di circa 20 pb sul patrimonio con Cet1 stimato sopra il 12% al 2023.

Il piano è costruito su un’ottica stand alone anche se l’ops di Intesa Sanpaolo su Ubi ha cambiato lo scenario del risiko bancario. Castagna non commenta l’operazione: «Posso dire che spero di partecipare a un consolidamento che venga da molte banche di media dimensione che si uniscono piuttosto che da un’operazione ostile».

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