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Banco Bpm, nessuna valutazione su recesso

Banco Popolare e Bpm non hanno effettuato alcuna nuova valutazione sull’eventuale limite ai rimborsi per il recesso relativo alla decisione assembleare che ha dato il via libera alla fusione tra i due istituti, dopo la sentenza del Consiglio di Stato sulle banche popolari. Lo ha precisato ieri l’amministratore delegato del Banco Popolare, Pierfrancesco Saviotti, mentre lasciava in compagnia dell’ad di Bpm Giuseppe Castagna la sede milanese dell’Abi, al termine dell’esecutivo dell’associazione. Alle domande dei giornalisti a riguardo ha risposto: «Nessuna valutazione». I due banchieri hanno poi scherzato: «Ormai siamo sposati», riferendosi alla stipula dell’atto di fusione tra le due banche il giorno precedente.
Entrambi gli istituti si erano riservati di decidere se e quanto pagare il diritto di recesso dopo l’approvazione dei conti 2016, lasciando quindi la decisione alla nuova banca nata dal matrimonio. Il nuovo gruppo, che nascerà il primo gennaio 2017, prenderà il nome di Banco Bpm e dal 2 gennaio sarà quotato in Borsa Italiana, con conseguente contestuale revoca dalle negoziazioni sull’MTA delle azioni delle due banche partecipanti alla fusione.
L’operazione determinerà, quindi, l’annullamento di tutte le azioni in circolazione del Banco Popolare e di Bpm, che verranno sostituite sulla base dei rapporti di cambio determinati nel progetto di fusione: un’azione Banco Bpm ogni azione del Banco Popolare posseduta e un’azione Banco Bpm ogni 6,386 azioni Bpm possedute. Le azioni proprie in portafoglio delle due banche saranno annullate senza concambio.
Ieri a Piazza Affari i due istituti hanno chiuso le contrattazioni al rialzo. Il gruppo guidato da Saviotti ha messo a segno un progresso dell’1,58% a 2,19 euro per azione, mentre Bpm ha segnato un rialzo dell’1,8% a 0,3458 euro per azione.

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