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Banco Bpm, esclusiva a Cattolica

Cattolica si impone su Covéa per diventare il futuro partner assicurativo di BancoBpm. Il Cda della banca lombardo-veneta ha assegnato ieri alla compagnia veronese la possibilità di trattare in esclusiva per le prossime due settimane così da arrivare alla formalizzazione di un accordo su fronte Vita e Danni nella rete ex Banco. L’offerta vincolante di Cattolica ha così prevalso, come previsto, su quella del competitor francese, l’altro pretendente giunto al traguardo delle offerte vincolanti.
A pesare nella scelta del BancoBpm sarebbero state anzitutto valutazioni di tipo economico, che permetterebbero di massimizzare il ritorno in vista dell’esborso a Unipol – sul cui divorzio (da Popolare Vita) è in corso un arbitrato – e ad Aviva, a cui BancoBpm ha sborsato 252 milioni per la chiusura anticipata in Avipop. Cattolica, da parte sua, avrebbe studiato un’operazione ad ampio respiro, che mirerebbe all’acquisione di una quota fino all’80% di entrambe le società, valorizzando l’intero pacchetto, secondo alcune indiscrezioni, tra 1,2-1,4 miliardi di euro, per una partnership di durata quindicennale. «Credo che sia un’offerta che merita la massima attenzione da parte del consiglio del Banco Bpm», aveva detto l’amministratore delegato Alberto Minali nei giorni scorsi in un’intervista all’Arena. Un messaggio che faceva intendere anche quanto la compagnia puntasse su una vittoria che è ritenuta fondamentale per costruire il futuro industriale del gruppo.
Certo che ora si apre una fase durante la quale si affineranno i dettagli dell’accordo. Entro fine mese le due parti si impegnano a definire i termini e le condizioni del potenziale acquisto da parte di Cattolica Assicurazioni di una «partecipazione di maggioranza rispettivamente in Avipop Assicurazioni e Popolare Vita con l’avvio di una partnership di lungo periodo nel bancassurance Danni e Vita sulla rete ex Banco Popolare», come confermato ieri da una nota della banca.
La battaglia con Unipol
Se è vero che il desiderio di entrambe le parti di arrivare in fretta alla formalizzazione dell’accordo è fuori discussione, qualche incognita in più arriva dagli strascichi generati dalla battaglia con Unipol. Il gruppo bolognese guidato da Carlo Cimbri avrebbe lasciato intendere di non voler concedere alcuna due diligence – facoltà che spetterebbe al potenziale acquirente – su Popolare Vita. Almeno fino a quando non sarà conclusa la verifica dell’arbitro Bdo, società che è stata chiamata da entrambe le parti per valutare il prezzo “corretto” della partnership. Le conclusioni della società specializzata nell’auditing sono previste per la seconda metà di novembre. Eventuali impugnazioni dovrebbero trovare motivazioni a supporto, visto che l’arbitro è stato scelto da ambo le parti. Ma nulla è scontato, anche perchè la divergenza di valutazione dei due gruppi è ampia. Se UnipolSai da parte sua non vuole scendere sotto ai 700 milioni, Banco Bpm ha fatto capire che il prezzo corretto per il 5o% di Popolare Vita non può superare i 35o milioni. Resta il fatto che dall’esito finale dell’arbitrato dipenderà anche la bontà del deal che il Banco sta conducendo in porto con Cattolica. L’a.d. Giuseppe Castagna punta a estrarre il massimo valore dall’operazione, così come accaduto nel caso della vendita di Aletti Gestielle ad Anima per 700 milioni. In Piazza Meda del resto sono in corso valutazioni di impatto sul fronte patrimoniale. E c’è fiducia sulla possibilità di mantenere un Ceti 1 pro-forma appena al di sotto del 12% a valle dell’intera partita sulla bancassurance, e al netto dei benefici derivanti dall’estensione dei modelli avanzati Banco sul portafoglio di Bpm. Così come va detto che una chiusura efficace e il più possibile rapida sul deal potrebbe non dispiacere a UnipolSai in vista delle future mosse.
Restano da capire le eventuali future mosse di Cattolica, vicina all’anima veronese della banca. Al momento la compagnia non avrebbe in agenda l’ingresso nel capitale della banca, anche se non è detto che il tema possa diventare di attualità in prospettiva, magari il prossimo anno. Anche perchè il gruppo assicurativo ha appena beneficiato dell’ingresso nel proprio capitale di un investitore del calibro di Warren Buffet, che con la sua Berkshire Hathaway ha appena rilevato il 9% del capitale dalla Popolare Vicenza in liquidazione.

Luca Davi

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