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Banco Bpm a 797 milioni Il ritorno dei profitti

Per la prima volta dalla nascita del gennaio 2017 Banco Bpm remunererà i soci. Il 2019 si è chiuso con un utile di 797 milioni di euro, che si confronta con la perdita di 59,5 milioni dello scorso esercizio. Su questa base l’istituto nato dall’integrazione tra Bpm e Banco Popolare sotto la guida del ceo Giuseppe Castagna, staccherà il suo primo dividendo: la proposta è di 0,08 euro per azione. Sia l’utile sia il dividendo sono superiori alle attese del consensus: gli analisti si aspettavano profitti per 778,2 milioni e una cedola di 0,07 euro ad azione. La banca ha anche rafforzato la posizione patrimoniale, con un cet 1 a regime del 12,8%. «Nessuno si aspettava questo risultato», ha commentato Castagna. «Ricordiamo che abbiamo portato a termine il primo merger nell’era della Vigilanza Unica Bce. Dobbiamo mantenere un approccio prudente al capitale, ma questa positiva situazione ci ha permesso di tornare alla cedola col payout delle banche migliori».

Castagna si prepara ad affrontare il prossimo triennio: il 4 aprile si terrà l’assemblea che dovrebbe eleggere il nuovo consiglio — proposto per la prima volta dal board uscente — con presidente Massimo Tononi, dopo il passo indietro del presidente storico Carlo Fratta Pasini. In uno scenario macroeconomico mondiale complesso e in cui prevalgono segnali di rallentamento, spiega l’istituto, «l’attenzione operativa si concentrerà sulle iniziative caratterizzanti del nuovo piano strategico» del 3 marzo e che «sarà incentrato su uno sviluppo organico del core business», anche se gli investitori scommettono su un ruolo da protagonista di Banco Bpm nelle aggregazioni in Italia, con Ubi, Mps e più a distanza Bper visti come possibili partner.

Circa i numeri, i ricavi (proventi operativi) sono scesi del 10,1% a 4,29 miliardi sul 2018, che includeva però elementi non ricorrenti per 285,7 milioni. Nel quarto trimestre i ricavi sono saliti a 1,19 miliardi (sopra il consensus) dagli 1,02 miliardi del terzo trimestre 2019. Ridotti gli oneri operativi del 6,8% a 2,6 miliardi e il rapporto tra crediti deteriorati netti dal 6,5% di fine 2018 al 5,2%. Più che dimezzato il costo del rischio a 73 punti base, con rettifiche su crediti 778,5 milioni, -60%.

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