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Per il banchiere di mercato priorità a ricavi e digitale, m&a solo se serve

Per uno che due anni fa stava per diventare ceo del Santander potrà forse sembrare strano. Ma per Andrea Orcel l’esempio da seguire nell’ Europa del credito, stando ad alcuni suoi ex collaboratori, è quello dell’altra banca spagnola, il Bbva, che lui considera il gruppo più all’avanguardia nello sviluppo di una piattaforma tecnologica digitale adeguata alla nuova era della banking industry.

Il nuovo ceo di UniCredit ha una lunga storia nell’investment banking ed è stato per anni considerato «il re dei deal-maker» avendo realizzato da advisor le principali operazioni di aggregazione nel settore finanziario in Italia e all’estero. Ma chi pensa che il suo arrivo in UniCredit lanci la banca in una raffica di acquisizioni potrebbe sbagliarsi. O almeno così sostiene chi lo conosce bene, e a Londra in più occasioni gli ha sentito dire che «l’M&A non deve essere una scusa per non gestire al meglio quello che si dirige».

Se la trasformazione digitale sarà uno degli obiettivi certi di Orcel – che in UniCredit potrebbe arrivare con un suo ristretto team di manager di fiducia e dove troverà il neoacquisto argentino Marco Bressan (inventore della digitalizzazione di Bbva) – il gruppo necessita del rilancio dell’attività di banca commerciale e su questo Orcel dovrà fare esperienza, avendo operato solo nell’investment banking e nel wealth management. Può darsi, come sostiene qualcuno, che decida di nominare un direttore generale. Ma si tratta di ipotesi premature, anche se Orcel impiegherà poco tempo a conoscere tutto il management team, dato che da oltre venti anni è di casa in UniCredit.

A suo favore in partenza gioca la credibilità presso gli investitori internazionali, conquistata in tanti anni di operazioni “market friendly”, e la distanza dal mondo della politica romana. A parte ovviamente le frequentazioni con il Ministero dell’Economia, di cui è stato advisor in più occasioni e dove ha conosciuto PierCarlo Padoan, presidente designato di UniCredit.

D’altra parte quasi tutta la vita lavorativa di Orcel ha avuto come base Londra avendo lasciato Roma, dove è nato nel 1965, poco dopo la laurea all’Università La Sapienza. Già alla fine degli anni ‘80 inizia a lavorare in Goldman Sachs e Boston Consulting Group. Ma la vera svolta per lui arriva nel 1992, quando entra nella banca d’investimento Usa Merrill Lynch. In Italia sono gli anni delle prime privatizzazioni e Orcel si dedica al settore finanziario diventando nel corso degli anni il consulente principale di Alessandro Profumo in UniCredit. Sua la regia della nascita di UniCredit – con la fusione tra Credito Italiano e le tre casse di Verona, Torino e Treviso – così come tutte le successive operazioni, compresa quelle con la tedesca Hvb e con Capitalia.

Per lo stakanovista Orcel, sveglia all’alba con footing e palestra e poi iperorganizzate raffiche di meeting, i successi italiani – dove nel frattempo diventa superconsulente anche di Banca Intesa per l’operazione con SanpaoloImi – aprono la strada a un ruolo crescente in Merrill Lynch e alla conquista di nuovi clienti in Europa. In particolare, Orcel diventa l’advisor di riferimento del Banco Santander conquistando la fiducia, anche personale, dello storico numero uno Emilio Botin. Tanto che due anni fa, quando “Don Emilio” era ormai scomparso, non aveva destato sorprese che la figlia Ana – divenuta presidente di Santander – lo avesse chiamato per diventare ceo. La storia è nota, Orcel accettò di lasciare Ubs – dove guidava l’investiment banking – ma poi la Botin cambiò idea. E il banchiere italiano fece scattare una maxi richiesta di risarcimento danni da 112 milioni, tuttora pendente.

Un finale che, a giudizio di molti banchieri, mai si sarebbe verificato se fosse stato ancora vivo Emilio Botin che ad Orcel aveva affidato tutti i dossier più complessi. Tra le operazioni seguite per il Santander c’è stata anche la vendita per l’iperbolica cifra di 9 miliardi a Mps dell’Antonveneta . Per il Santander, assistito da Orcel, fu l’affare del secolo. Per Mps l’inizio del dissesto. Ironia della sorte, ora proprio l’UniCredit di Orcel potrebbe essere chiamata a salvare Mps. Si vedrà come andrà la trattativa in corso da mesi con lo Stato azionista del Monte. È certo che Orcel, se mai deciderà di procedere, negozierà nell’interesse dei propri azionisti. E probabilmente solo dopo aver valutato se non vi siano altre opzioni (Bpm, Bper) più convenienti.

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