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Il banchiere condannato per truffa Carige, a Berneschi 8 anni e 2 mesi

La rovinosa caduta di Giovanni Berneschi, ex padre padrone di Banca Carige arrestato nel maggio 2014, si è conclusa ieri mattina con la condanna record a 8 anni e 2 mesi di reclusione per associazione per delinquere finalizzata alla truffa (nei confronti della «sua» banca) e al riciclaggio. Il Tribunale di Genova ha inflitto all’ex banchiere l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la confisca di beni per 26 milioni. «Cosa mi aspettavo? Mi aspettavo l’ergastolo», ha ironizzato Berneschi, 80 anni a luglio, all’uscita dall’aula. «Ci mancava che mi sparassero — ha aggiunto —, io non ho fatto un tubo e sono qui per vedere che non mi bidonino. Andrò fino in fondo». L’ex capo delle compagnie assicurative di Carige, Ferdinando Menconi, è stato condannato a 7 anni e alla confisca di beni per 26,8 milioni. La pena più pesante è per Sandro Calloni faccendiere e fiduciario di Berneschi: 9 anni e 2 mesi. Otto anni e 6 mesi all’immobiliarista Ernesto Cavallini.

Sono questi i principali protagonisti della «banda del Magro», così era soprannominato il presidente di Carige dai suoi sodali. Insieme, secondo l’accusa, sostenuta dal pm Silvio Franz, avevano organizzato l’acquisto attraverso Cavallini di immobili rivenduti poi alle assicurazioni di Carige a cifre spropositate. Le plusvalenze si perdevano in un sistema di società-schermo, ricondotto agli imputati grazie alle norme sui beneficiari effettivi dei conti svizzeri.

«Ho sempre vissuto come un impiegato, un francescano», diceva Giovanni Berneschi per giustificare i suoi «risparmi» svizzeri. «Quello è un pazzo: rubava, rubava …», commentava invece il figlio, intercettato. In effetti, però, l’ex presidente di Carige non ostentava. Possedeva due auto vecchie di 12 anni e di sé dava un’immagine da duro e puro. Ha esercitato per anni un potere pressoché assoluto sulla banca e, attraverso di essa, una diffusa influenza sui palazzi del potere politico genovese. Eppure prima dell’arresto almeno 20 volte nei precedenti 13 anni, Isvap-Ivass, Banca d’Italia e alcuni organi di informazione, avevano messo a nudo numerose operazioni sospette o palesemente in danno del gruppo.

Ma Giovanni il «francescano» ha tenuto botta. Ed è salito al vertice del l’Abi, la Confindustria delle banche: vicepresidente fino al 2014. Poi l’arresto, la condanna. E il patrimonio sotto sequestro. Compresa la Hyundai Atos del 2002.

Erika Della Casa Mario Gerevini

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