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Banche, via alle task force per gestire l’uscita dalle moratorie sui crediti

Nel pieno della seconda ondata del Covid, a fine settembre del 2020 l’Eba concesse alle banche un’estensione delle moratorie sui crediti fino al 30 giugno 2021. La terza ondata della pandemia, attualmente in corso, porterà a una ulteriore proroga del trattamento contabile favorevole per le banche? Da più parti, non solo in Italia, è in corso un’azione di moral suasion politica sull’Autorità europea per una proroga del trattamento delle regole di emergenza.

Per l’Italia il volume di crediti oggetto di moratoria ammonta a 300 miliardi, a fronte di richieste da parte di 2,7 milioni di soggetti tra imprese e privati, la prima parte dei quali è destinata ad andare in scadenza già a partire dalle prossime settimane e poi via via in crescendo fino a giugno.

Nelle Faq di fine gennaio, infatti, l’Eba ha chiarito che eventuali concessioni o estensioni post 30 settembre 2020 devono rimanere entro la durata di 9 mesi per essere considerate Eba compliant. Entro tre mesi, i nodi rischiano di arrivare al pettine. «Se si considera che almeno il 20% dei crediti oggetto di moratoria saranno a rischio, le banche si troverebbero a dover gestire di colpo oltre 60 miliardi di nuovi Npl – spiega Lorenzo Macchi, partner di Kpmg, – un “effetto scalino” che, a prescindere da eventuali deroghe di Eba, tutte le banche italiane stanno cercando di evitare azionando opportuni rimedi che coinvolgono l’intera organizzazione della gestione del credito».

Interventi che fanno seguito anche alla spinta della Vigilanza Bce, e di quella di Banca d’Italia per gli istituti cosiddetti “less significant”, affinchè le banche non si facciano trovare impreparate dalla fine delle moratorie sul credito concesso durante l’emergenza Covid.

L’ultima lettera alle banche della Vigilanza risale allo scorso 4 dicembre ma il pressing prosegue attraverso le raccomandazioni dei team ispettivi che chiedono di non aspettare la fine delle moratorie per classificare a default i crediti ormai inesigibili. Le banche si stanno attrezzando e, oltre ad aver già fatto accantonamenti straordinari “anticipati” nei bilanci del 2020, stanno riorganizzando i processi per la revisione del rischio di credito e per l’attivazione di soluzioni che consentano di “traghettare” oltre il periodo di crisi le imprese che possono rilanciarsi.

Sul fronte degli accantonamenti, secondo le elaborazioni di Kpmg, nel 2020 le prime sei banche italiane hanno aumentato in media le “coperture” del 30% e hanno incrementato del 17% i crediti in Stage 2, ovvero prestiti in bonis ma a rischio crescente di deterioramento.

Due le linee guida di intervento da parte delle banche che sono state individuate da Kpmg nel rapporto titolato «Come uscire in maniera ordinata dal regime di moratoria». La prima riguarda le imprese clienti e prevede il confronto tra i bilanci pre-Covid, distinguendo tra settori, con i flussi di cassa nel contesto attuale. Sulla base delle analisi effettuate, le banche potranno «decidere di mantenere i fidi con l’acquisizione di garanzie, statali con controgaranzia Confidi, e/o procedere all’allungamento delle scadenze e quindi all’erogazione di nuova liquidita’ con garanzia Mcc». Nel caso di clienti privati, la fine delle moratorie – che hanno offuscato la visibilità sulla solvibilità del cliente – dovrà portare in tempi rapidi a verifiche sulla situazione reddituale (accredito sul conto di stipendio o Cig), analisi di flussi di cassa e posizione finanziaria (verifica dei movimenti sul c/c) e alle conseguenti decisioni sulla richiesta di nuove garanzie personali o rinegoziazione di tassi e scadenze.

Per riuscire nella verifica di milioni di posizioni in tempi rapidissimi, servirà uno sforzo organizzativo straordinario da parte delle banche. «L’attività sarà coordinata dalle aree risk management e crediti – spiega Macchi – ma dovranno essere coinvolti, anche rafforzando il personale dedicato, gli addetti ai fidi delle aree territoriali per la gestione dei mid e large corporate e i direttori di filiale per le posizioni retail». Insomma, per gestire lo “scalone” degli oltre 60 miliardi di nuovi Npl che riguarderanno milioni di clienti in banca si organizzano vere e proprie task force. Un lavoro da iniziare a fare subito, anche se l’Eba dovesse concedere un nuovo rinvio.

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