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Banche, via al piano Ue contro la crisi: prestiti più facili a famiglie e imprese

Bruxelles – In un contesto economico reso terribilmente incerto dalla pandemia influenzale, la Commissione europea ha presentato ieri un pacchetto di misure bancarie che prevede nuove linee-guida per una interpretazione più flessibile delle regole prudenziali. L’esecutivo comunitario ha anche illustrato alcuni emendamenti legislativi. L’obiettivo è di facilitare il compito delle banche nel promuovere nuovi finanziamenti a imprese e famiglie per possibili 450 miliardi di euro nel 2020.

Prima di tutto, la Commissione europea ha presentato un emendamento legislativo a un regolamento del 2013 (noto con l’acronimo inglese CRR) che permetterà alle banche nel 2020 e nel 2021 di utilizzare gli accantonamenti a fronte di crediti rischiosi ma non insolventi per aumentare il capitale prudenziale. L’obiettivo è di evitare una graduale erosione del capitale degli istituti di credito che imporrebbe loro di limitare la concessione di prestiti ad aziende e famiglie.

Bruxelles ha anche fatto propria la richiesta del Comitato di Basilea di rinviare dal 2022 al 2023 l’adozione di un nuovo standard per le banche più grandi. La norma aumenterebbe il capitale che gli istituti devono detenere in percentuale del patrimonio totale. In una conferenza stampa, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis è stato costretto a giustificare le scelte comunitarie, che a tutta prima potrebbero sembrar favorire le banche più che famiglie e imprese.

L’ex premier lettone ha spiegato che lo stato di salute degli istituti di credito non è la sua principale preoccupazione in questo momento: «Durante l’ultima crisi siamo stati costretti a sostenere le banche. Questa volta aiutiamo le banche a sostenere famiglie e imprese». Riferendosi alle revisioni in senso più lasco delle regole di capitale prudenziale, ha poi aggiunto: «Il nostro obiettivo è di proteggere la capacità produttiva dell’economia in modo da rendere più veloce la ripresa».

Interessante è anche la scelta di anticipare l’entrata in vigore di nuovi SMEs supporting factors, ossia la ridotta quota delle esigenze di capitale che una banca deve rispettare ogni volta che presta a una piccola e media impresa. Questa nuova quota ridotta, adottata pur di facilitare i prestiti alle realtà economiche meno importanti, doveva entrare in vigore il 28 giugno 2021. Lo stesso avverrà per la quota ridotta relativa agli investimenti infrastrutturali.

L’esecutivo comunitario ha chiarito ieri che la crisi di queste settimane non deve imporre alle banche di rivedere automaticamente le stime sulle perdite provocate da sofferenze creditizie, secondo le regole contabili IFRS 9. La stessa valutazione del rischio non deve essere rivista solo per via dell’aumento delle probabilità di insolvenza, ma anche alla luce della durata del credito. Infine, la moratoria di cui è oggetto un credito non ne fa aumentare automaticamente il rischio, ha spiegato Bruxelles.

«Gli schemi moratori pubblici e privati introdotti in risposta alla pandemia influenzale hanno una natura prevalentemente preventiva e generale. Finché tali regimi soddisfano una serie di condizioni, non sono considerati misure di tolleranza e pertanto non incidono sulla classificazione dei prestiti in questione», si legge nella comunicazione comunitaria. Con la sua interpretazione, Bruxelles vuole evitare tra le altre cose differenze nazionali nel mercato unico.

 

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