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Banche, via ai rimborsi sui bond ma senza le norme per gli arbitrati

ROMA.
Il decreto banche è legge. Ma il meccanismo di rimborso dei 10.559 obbligazionisti delle quattro banche parte monco. Entro oggi, dice il testo approvato ieri alla Camera senza modifiche rispetto alla versione del Senato, dovevano arrivare due importanti decreti attuativi: uno dei ministeri Economia e Giustizia e l’altro di Palazzo Chigi. Non sarà così. Un vuoto importante. Perché i due testi servono per definire il funzionamento dell’arbitrato affidato all’Anac di Cantone, i criteri di accesso e la nomina degli arbitri.
«Il decreto ministeriale è praticamente pronto», fa sapere lo staff del ministro Padoan. «Al rientro del presidente del Consiglio si faranno le ultime verifiche con Palazzo Chigi e un passaggio in Consiglio dei ministri è comunque previsto, anche per l’altro dpcm». Per ora dunque entra in funzione solo il primo dei due meccanismi per gli indennizzi: il ristoro automatico all’80% del capitale investito (entro il 12 giugno 2014) a quanti hanno meno di 35 mila euro di reddito complessivo lordo annuo oppure fino a 100 mila euro di patrimonio in conti, depositi o titoli. Questo rimborso, almeno per ora, non sarà esentasse. Ma il governo si è impegnato a liberarlo dal peso fiscale.
Un dettaglio di non poco conto che incide sulla scelta dei risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, al bivio tra l’automatismo parziale (all’80%) e il rimborso totale ma eventuale, solo se davanti ai collegi arbitrali (dovrebbero essere almeno otto) si dimostra la «violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza », fissati dal Testo unico della finanza. E una strada preclude l’altra. Ci sono sei mesi di tempo per fare istanza e accedere all’indennizzo forfettario, dunque fino a Capodanno. Poi altri 60 giorni al massimo per incassare il dovuto. Si arriva così al massimo a febbraio del 2017, quindici mesi dopo il fallimento dei quattro istituti di credito (decreto del 22 novembre 2015).
Il decreto banche – varato con 287 voti favorevoli, 173 contrari e tre astenuti – prevede poi altre misure per accelerare il recupero dei crediti deteriorati, consentendo alle banche di non passare per le aste giudiziarie, ma di vendere direttamente il bene dato in garanzia dall’impresa e recuperare così le somme dovute. In particolare, si introducono patto marciano e pegno non possessorio.
Nel primo caso (applicabile anche ai contratti già in essere), la banca concede il credito all’impresa garantito da un immobile. Se l’azienda salta tre rate, anche non consecutive, dopo nove mesi l’immobile (non di residenza) passa alla banca (dodici mesi se il debitore ha già rimborsato l’85% della quota capitale). La banca però ha l’obbligo di versare all’impresa l’eventuale differenza, se positiva, tra prezzo di vendita e credito recuperato. Con il pegno non possessorio gli imprenditori possono concedere alla banca, a garanzia del prestito, il pegno sui beni mobili utilizzati per la produzione (ad esempio macchinari, ma anche brevetti o crediti) senza però esserne privati quando le banche ne entrano in possesso.
Valentina Conte
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