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Banche, in vetta le commissioni

Scorrendo i bilanci delle prime cinque banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Bpm e Ubi) spunta una sorpresa: i 12,6 miliardi di utili realizzati nel 2017 dalle big five sono dovuti essenzialmente ai 19,6 mld di commissioni nette raccolte da chi lavora a contatto diretto con la clientela. È quanto emerge da uno studio della First-Cisl, che l’agenzia MF-Dowjones ha potuto consultare.

Le commissioni nette sono cresciute del 5%, superando di gran lunga i 17 miliardi dell’intero costo del personale. Escludendo il Montepaschi, reduce da un’impegnativa ricapitalizzazione precauzionale, l’incremento del gettito commissionale è stato del 7,4%. Se nel 2016, ogni 100 euro spesi dalle banche per i dipendenti, se ne incassavano 108 in commissioni, l’anno scorso si è arrivati a quasi 115 euro. Le commissioni dei servizi di investimento sono salite del 15% e l’azienda che ha meglio performato, il Banco Bpm (+40%), non ha difficoltà ad ammettere che si tratta soprattutto di proventi del risparmio gestito, per definizione legato alla consulenza offerta alle famiglie.

Alla luce di questi numeri è arrivato l’invito del segretario generale della First-Cisl, Giulio Romani: «Si torni a fare banca socialmente utile, aprendo le porte degli organi di controllo e di amministrazione ai rappresentanti dei lavoratori e dei cittadini». Il sindacato è inoltre critico sulla politica di dismissione degli Npl. «È vero che, con le cessioni di grossi stock di crediti deteriorati, l’impatto delle rettifiche rispetto ai proventi operativi è sceso dal 51% del 2016 al 28% del 2017», spiega Riccardo Colombani, responsabile dell’ufficio studi del sindacato. «Ma l’ossessione per la svendita degli Npl, pur portando sollievo ai bilanci, genera potenziali rischi sociali, perché tarpa le ali al rilancio dell’economia, apre la strada a possibili speculazioni a danno dei clienti in difficoltà e distrugge occupazione».

Infine, «il rischio che agli sforzi fatti da tutte le componenti sociali del paese per risanare il sistema bancario faccia seguito il tentativo di riaffermare strategie corporative dei banchieri e dei loro alleati è forte e molto pericoloso: è dunque ora di vincolare finalmente le retribuzioni dei top manager al raggiungimento di obiettivi socialmente utili».

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