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Banche verso la metamorfosi

Finora non sono bastati i tassi ai minimi storici, né i prestiti concessi a condizioni agevolate a tutti gli istituti dell’Eurozona. I finanziamenti all’economia reale (imprese e famiglie) continuano a latitare, soprattutto nei Paesi del Mediterraneo e questo impedisce alla ripresa di acquisire forza.
Considerato che in giro non si vedono altre soluzioni a portata di mano, non resta che confidare nei mutamenti normativi che stanno caratterizzando proprio gli istituti di credito, sia a livello comunitario, che nazionale.

 

Verso un unico mercato europeo. Il post crisi ha accelerato il processo di convergenza verso l’unione bancaria, considerata sin dall’inizio il pilastro essenziale della costruzione europea, assieme all’euro. In concreto, questo processo consiste nel trasferimento di competenze nel campo della vigilanza sulle banche dalle autorità nazionali a quelle europee.

Proprio il passaggio dei controlli da Bankitalia alla Bce ha fatto emergere nei mesi scorsi seri limiti di sostenibilità per diversi istituti bancari. Nei casi più complessi è stato imposto un rafforzamento patrimoniale in modo da poter disporre di spalle più robuste in caso di nuove turbolenze prolungate sui mercati.

Intanto continuano gli esami. I 53 più grandi istituti europei, di cui cinque italiani (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Ubi) nelle prossime settimane saranno coinvolti negli stress test dell’Eba (l’Autorità bancaria europea). In sostanza, si tratterà di effettuare simulazioni su possibili situazioni di crisi per capire se gli istituti hanno parametri tali da assicurarne la tenuta. Rispetto agli stress test del 2014, la novità principale è costituita dal fatto che il mirino non sarà più puntato sulla soglia di capitale nello scenario normale e in un ipotetico contesto avverso, ma verranno analizzate le diverse tipologie di rischio, da quelle di credito (comprese le cartolarizzazioni) a quelle di mercato, dall’incidenza delle controparti ai rischi operativi e reputazionali. La pubblicazione dei risultati è attesa già per il terzo trimestre e servirà a riportare fiducia nel settore.

Se i big saranno messi sotto esame dall’Eba, per altri dieci istituti medi scatterà un controllo parallelo da parte della Bce.

Saranno compresi tutti quelli inseriti nell’elenco delle 129 banche «significative» per il rischio sistemico, oggetto della vigilanza unica europea. Per l’Italia toccherà a Carige, Credem (che nel 2014 non era stata presa in esame), Banco Popolare, Mediobanca, Popolare di Milano, Popolare dell’Emilia Romagna, Popolare di Sondrio, Iccreaa, Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

 

Nuova vita per popolari e Bcc. Il fronte delle riforme è aperto anche su scala nazionale. Entro fine anno le undici banche popolari che contano su attivi superiori a otto miliardi di euro dovranno trasformarsi in società per azioni. Quindi andrà in soffitto il principio capitario («una testa, un voto», a prescindere dalle quote detenute) per attribuire agli azionisti un peso proporzionale al capitale in portafoglio. Questo dovrebbe consentire di attrarre nuovi investitori, rafforzando i fondamentali degli istituti di credito. Anche perché il nuovo anno ha portato all’introduzione del bail-in, schema in virtù del quale le crisi bancarie non potranno più essere risolte con l’intervento dello Stato, bensì chiamando in causa gli azionisti, gli obbligazionisti ed eventualmente anche i correntisti (relativamente ai depositi superiori ai 100 mila euro) dell’istituto coinvolto.

La conversione in Spa è, dunque, un’opportunità di crescita, ma espone le banche dei territori al rischio di finire preda di operatori internazionali. Da qui la necessità di una nuova stagione di fusioni e acquisizioni, capace di dar vita a gruppi di respiro internazionale. Con l’auspicio che le maggiori dimensioni possano aiutare il rilancio del credito verso l’economia reale. Proprio la nuova stagione di m&a che si sta aprendo nel settore promette di portare benefici ai titoli delle società quotate del comparto. Un report curato da Mediobanca Securities segnala buone opportunità di rivalutazione soprattutto per Banco Popolare e per Banca Popolare dell’Emilia Romagna, estendendo comunque l’ottimismo anche al di fuori del novero delle popolari. Gli analisti di Piazzetta Cuccia sottolineano, infatti, gli sforzi compiuti dagli istituti di credito italiani per recuperare redditività e ridurre i costi, nonché le prospettive macro legate alla ripresa economica in atto nella Penisola e al processo di riforme avviato.

Nel breve periodo, tra i titoli preferiti dagli esperti dell’istituto milanese vi è Unicredit, considerato a sconto.

Il cambiamento è destinato a investire anche le banche di credito cooperativo, la cui riforma è attesa da mesi. Le bozze fin qui circolate prevedono la creazione di una capogruppo, in forma di società per azioni, incaricata di esercitare la direzione e il coordinamento sugli istituti aderenti, sulla base di un contratto che riconoscerebbe alla holding gli indirizzi strategici e i poteri di controllo sui requisiti prudenziali in materia di credito e patrimonio. Bankitalia avrebbe mano libera nel delineare i contenuti minimi del contratto, i requisiti dimensionali della capogruppo e il numero minimo di banche cooperative aderenti. Insomma, non si darebbe vita a un nuovo gruppo, ma le singole bcc (che spesso possono contare solo su una o due filiali) perderebbero buona parte della loro autonomia. Con l’auspicio, anche in questo caso, che l’obiettivo di innalzare le tutele per azionisti e risparmiatori venga centrato.

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