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Banche venete, trattativa no stop con Bruxelles

Mentre per le ex popolari venete si tratta a oltranza, il Monte dei Paschi fa un passo verso il traguardo più ambito dai tre istituti a corto di capitale: il via libera della Commissione europea all’ingresso dello Stato.
Ieri il cda del Monte ha deliberato di concedere un’esclusiva di un mese, fino al 28 giugno, ad Atlante II per trattare sulla cartolarizzazione di 26 miliardi di sofferenze: l’accordo, evidentemente, è a un passo. Un segnale alla Commissione europea, per dimostrare che la messa a punto del piano industriale procede, e un monito ai vari interlocutori che siedono al tavolo parallelo sulle banche venete alla disperata ricerca di risorse aggiuntive: degli 1,7 miliardi attualmente a disposizione di Atlante II, quasi la metà (7-800 milioni) sono ormai ipotecati da Mps, dunque non si provi a dirottarli sulla strada di Vicenza e Montebelluna.
Gli Npl del Monte
Nel dettaglio, ieri la banca ha concesso l’esclusiva «a Quaestio Capital Management, per conto di Atlante II, e di un gruppo di investitori», si legge in una nota. In pratica, la Sgr di Alessandro Penati nei prossimi giorni tratterà modalità e condizioni dell’operazione non solo per Atlante, ma anche per i partner coinvestitori, che – come anticipato la settimana scorsa da Il Sole 24 Ore – dovrebbero essere Fortress e Credito Fondiario. In ballo, come esplicitato, c’è un portafoglio di sole sofferenze che al 31 dicembre ammontava a 26 miliardi lordi; i prossimi giorni serviranno a completare la due diligence sulle pratiche più giovani, e non ancora analizzate dal Credito Fondiario per Atlante nei mesi scorsi; il prezzo di trasferimento è ancora da formalizzare, ma secondo quanto risulta a Il Sole, dovrebbe essere intorno al 20% del valore facciale.
Lo schema prevede che i crediti vengano trasferiti a un veicolo che dovrebbe finanziarsi con 3,3 miliardi di titoli senior con garanzia statale, più 1,750 miliardi di tranche junior e mezzanina spartiti tra Atlante (circa 750 milioni), Credito Fondiario e Fortress (500 milioni a testa). Nell’attività di gestione e recupero delle sofferenze, secondo quanto si apprende, un ruolo di primo piano dovrebbe averlo doBank/Italfondiario, del gruppo Fortress. Da notare che l’esclusiva concessa ieri arriva a dieci mesi esatti, era il 29 luglio, dal primo accordo tra Atlante e Mps sulla maxi-cartolarizzazione parte del piano di mercato non andato poi in porto: stessi interlocutori, stessi crediti sottostanti ma in quel disegno il prezzo di cessione sarebbe stato decisamente superiore, pari al 27%, a conferma di quanto sia costoso perdere tempo e di come i crediti si deteriorino in fretta.
In ogni caso con l’esclusiva firmata ieri si avvicina il via libera della Commissione europea al piano congegnato dal ceo di Mps Marco Morelli e dal cfo Francesco Mele. Le posizioni tra la banca, il Tesoro, Bce e Dg Comp restano ancora lontane sul capitolo tagli e in generale cost/income, ma l’obiettivo sarebbe quello di chiudere all’inizio della settimana prossima in modo da consentire l’ingresso dello Stato entro il mese di luglio.
Le venete in alto mare
I conti ancora non tornano, invece, per le venete, che oggi hanno in agenda la riunione dei cda. Ieri l’unica buona notizia è arrivata dalla Camera: con l’emendamento approvato ieri dalla commissione Bilancio per fluidificare il mercato della cessione dei crediti deteriorati anche la manovrina correttiva entra nel campo della trattativa fra Roma, Bruxelles e Francoforte sul destino di Vicenza e Veneto. Proprio gli Npl, o meglio gli effetti contabili della loro cessione sui bilanci disastrati dei due istituti, sono alla base della richiesta da 1,25 miliardi in più di capitale avanzata dalla Vigilanza della Bce, e precisata dalla Commissione con il vincolo a un nuovo impegno privato perché i soldi pubblici non possono coprire perdite realizzate o prevedibili come quelle prodotte dai crediti deteriorati.
L’obiettivo “minimo” di Roma, in questa partita, è ottenere uno sconto su questa nuova richiesta, tale da portare il livello almeno intorno a 6-700 milioni: una cifra, quest’ultima, giudicata più gestibile magari con l’aiuto di una cordata di investitori del territorio, interessati a entrare nella partita delle venete per giocare un ruolo di primo piano con il ritorno al mercato del futuro istituto frutto della fusione prevista dai piani industriali. In quest’ottica, il lavorio normativo italiano servirebbe anche a mostrare l’impegno del Paese ad affrontare in modo strutturale il problema degli stock di Npl accumulati dalle banche, in una partita che si gioca su un terreno politico oltre che sul piano tecnico.
Se lo sforzo è chiaro, è più difficile ad oggi avventurarsi in previsioni sulle sue chance di successo. Gli stessi correttivi alla manovrina devono ancora iniziare l’esame europeo, come mostra l’altro emendamento, quello con l’esclusione “unilaterale” dei fondi di previdenza complementare dai rischi di bail in, su cui a Bruxelles qualcuno potrebbe storcere il naso visto che impatta direttamente sulle regole della direttiva Brrd. Il confronto è serrato e il traguardo non sembra ancora alle viste, anche se da parte italiana si punta a un’accelerazione per avere in settimana le prime risposte almeno sul nodo del capitale aggiuntivo.

Marco Ferrando
Gianni Trovati

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