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Banche venete, testa a testa tra Intesa Sanpaolo e Iccrea

Il sogno di fondere Vicenza e Veneto banca in un polo Triveneto da cedere ai privati in tre anni è tramontato, per la difficoltà di reperire 1,25 miliardi privati chiesti dall’antitrust Ue. Il nuovo schema per salvarle, con regia del Tesoro e consulenza di Rothschild, prevede un’asta per la parte sana delle due banche, con offerte da inoltrare entro domani e per cui si profila il testa a testa tra Intesa Sanpaolo e Iccrea, la holding di circa 200 Bcc.
I due contendenti paiono comunque disposti a pagare un prezzo minimo per rilevare in continuità la rete commerciale dei due istituti e circa 35 miliardi di crediti in bonis, più gli 11mila dipendenti. Per invogliarli, lo Stato è disposto a ricapitalizzarle per oltre 3 miliardi, e a dare un contributo al Fondo esuberi per i futuri tagli. A ridurre il fabbisogno patrimoniale – a spese della collettività – potrebbe servire la cessione contestuale di attivi come Arca Sgr (a Bper), le reti meridionali Apulia e Banca nuova, Bim e le filiali estere, il Vita, per un valore totale fino a 500 milioni. In parallelo, il nuovo piano prevede che nella bad bank delle due venete finiscano almeno 10 miliardi di cattivi crediti, il vecchio capitale di Atlante (3,5 miliardi) e 1,2 miliardi di bond subordinati. Domani Intesa Sanpaolo riunirà i vertici per valutare la possibilità di fare l’offerta.
La rimodulazione del piano di intervento sembra abbia già il preliminare placet delle autorità di Bruxelles e di Francoforte, poiché presenta due non secondari vantaggi. Da una parte, coinvolge nelle perdite – come impone la direttiva Brrd – gli azionisti e i subordinatisti, azzerando i loro investimenti per coprire le vecchie perdite. Dall’altra, elimina i rischi di esecuzione del piano di rilancio autonomo delle venete, che finirebbero in pancia a un gruppo comunque più grande e solido. Il dossier potrebbe chiudersi per fine settimana.

Andrea Greco

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