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Banche venete, il Tesoro vuole lo sconto

Il preventivo per salvare le due banche venete sale: a 6,4 miliardi di euro massimi, di cui 3,3 per l’ex popolare di Vicenza, altri 3,1 per Veneto banca. È il 36% più delle stime di 4,7 miliardi che il management guidato da Fabrizio Viola ipotizzava settimane fa.
Si tratta di indicazioni iniziali, confermate dai due istituti in tarda serata e che il Tesoro negozierà con le istituzioni europee per i prossimi due mesi, cercando di trovare l’equilibrio tra l’esigenza di stabilità finanziaria cara alla vigilanza e i principi concorrenziali che presidia l’antitrust a Bruxelles. Proprio il negoziato dovrebbe ridurre l’impegno finale: comunque in gran parte l’esborso, sia su Mps che sulle due banche venete in corso di fusione, toccherà allo Stato che ha stanziato 20 miliardi alla bisogna.
Le lettere della Bce, per calcolare il deficit patrimoniale per gli istituti che lottano per sopravvivere, sono arrivate a Vicenza e a Montebelluna, dopo che queste come Mps avevano chiesto la ricapitalizzazione precauzionale per evitare il bail in e coinvolgere solo azionisti e obbligazionisti subordinati nelle perdite, lasciando il resto alla collettività. Le due banche nel 2016 hanno perso rispettivamente 1,9 e 1,5 miliardi, per ingenti stralci di crediti.
Come già visto a Siena dopo Natale, la prospettiva che a pagare sia la mano pubblica incoraggia la vigilanza di Francoforte ad arrotondare per eccesso i saldi: così cala il rischio di brutte sorprese per Danièle Nouy e i nuovi controllori, che l’anno scorso autorizzarono le due banche prima a ricapitalizzarsi via quotazione per “soli” 2,5 miliardi, poi — naufragate le due operazioni — al loro acquisto da parte del fondo Atlante, per identica somma. A otto mesi da allora il capitale che secondo la Bce serve è triplicato. Fonti finanziarie spiegano l’incremento anche come effetto delle fughe dei depositi di questi mesi, e della severità con cui la Bce ha trattato i crediti in bonis e le inadempienze probabili, che hanno richiesto accantonamenti e svalutazioni aggiuntive rispetto ai 10 miliardi di sofferenze in essere. Ieri ha rotto i ponti con Vicenza anche la veronese Cattolica assicurazioni, che dopo lunga diatriba ha sfruttato il diritto a rivendere a Vicenza le quote nelle partnership assicurative, valutate 186 milioni. I vicentini pagheranno liquidando in Borsa il 15% che hanno in Cattolica (hanno iniziato ieri con un 6% sganciato in Borsa).
Proprio ieri il Senato, con 167 sì e 4 contrari, ha dato via libera alla commissione d’inchiesta sulle banche, senza però includere la riforma delle popolari, contestata dal settore e da diverse forze politiche e che rimane incompiuta. Ora il Ddl, che prevede che 20 deputati e 20 senatori verifichino l’operato di banchieri e autorità di controllo durante la crisi, passa alla Camera: i tempi dovrebbero essere brevi.

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