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Banche venete, «in tempi rapidi» il responso Ue sugli aiuti di Stat

Se decisivo, in questa fase di salvataggio delle due banche venete, diventa il fattore tempo, ieri un passo verso una velocizzazione del processo è stato fatto dalla Commissione europea. Anche se si tratta solo di una dichiarazione, stimolata dagli appelli che da più parti nei giorni scorsi sono giunti dall’Italia, la Ue attraverso un portavoce ci ha tenuto a far sapere ieri che «è in contatto con le autorità italiane e la Banca centrale europea su Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, in vista di far avanzare il processo di notifica il più rapidamente possibile». Massima attenzione all’argomento e allerta sulla tempistica, dunque.
E mentre il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan ha detto di ritenere che i problemi bancari italiani siano stati risolti, visto che il Governo sta trattando in accordo con le istituzioni europee – «ci sono ancora alcuni punti critici – ha detto a Bloomberg Television -, ma risolveremo, ora saranno trovate le soluzioni in un contesto di normativa europea» -, a ribadire che bisogna fare presto è anche il presidente della Popolare di Vicenza Gianni Mion, consapevole che ogni giorno che passa le due banche accumulano nuove difficoltà di liquidità, incertezze e ansia: «Bisogna fare presto. Molto presto. – ha dichiarato – . Spero che la fusione con Veneto Banca sia possibile entro fine anno». Mion ha anche aggiunto, a proposito dello stato di solvibilità dei due istituti, di credere che «non valga la pena rivitalizzarle separatamente. Credo che invece valga lavorare a una fusione su una banca concentrata sul futuro di questo territorio».
Sul concetto di fusione hanno insistito anche i due amministratori delegati delle venete, Fabrizio Viola e Cristiano Carrus, che ieri hanno relazionato in Bce a proposito delle ultime richieste di dati fatte nei giorni scorsi dalla Vigilanza e hanno ribadito la necessità di una fusione come chiave di volta per la sopravvivenza e il rilancio delle due ex popolari. «La banca fusa sarà in condizione di attrarre capitali privati, necessari per rimborsare l’intervento statale – ha detto l’ad di Popolare di Vicenza Fabrizio Viola -. Obiettivi non perseguibili con una soluzione stand alone».
L’incontro di ieri, durato parecchie ore, ha esaminato i piani che portano alla ricapitalizzazione con fondi statali – per le due banche si ipotizza un fabbisogno di circa 5 miliardi di euro –, aggiungendo un ulteriore tassello al quadro che dovrà determinare se le due banche sono solvibili o meno. Con un Cet1 all’8,21% – dato consolidato al 31 dicembre 2016, secondo il bilancio licenziato pochi giorni fa – Popolare di Vicenza dovrebbe avere la solvibilità teoricamente garantita, mentre ancora non si conosce il common equity tier 1 di Veneto Banca (il cui bilancio deve ancora essere approvato, lo sarà la prossima settimana). E a Francoforte si è parlato anche delle vendite di asset e del destino degli Npl. «Una delle linee guida del piano industriale è la pulizia del bilancio atraverso la cartolarizzazione di tutte le sofferenze e il loro deconsolidamento – ancora Viola – con relativo fabbisogno di capitale. Questo vale per entrambe le banche e la stima di 9 miliardi di sofferenze è attendibile».
Dopo questa valutazione (solvibilità e ammanco di capitale), di competenza della Bce, la Commissione europea dovrà decidere se concedere la ricapitalizzazione precauzionale, che resta oggetto di un complesso processo che coinvolge le autorità europee e il Tesoro.
Oggi i board dei due istituti sono impegnati in un doppio cda in cui si esaminerà la richiesta di nuovi bond garantiti dallo stato, che Vicenza ha chiesto per altri 2,2 miliardi; la stessa richiesta starebbe per essere fatta anche da Veneto Banca.

Katy Mandurino

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