Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche venete, scontro sugli indennizzi

Si infiamma la polemica sulla tassabilità delle somme (9 euro ad azione) che la Banca popolare di Vicenza (ma anche, in misura diversa, Veneto banca) ha erogato agli azionisti che accettassero di non agire contro la banca e il management dopo il crollo dei titoli azionari, passati, in paio d’anni, da 62,5 a 0,10 euro. E se l’agenzia delle Entrate – si veda Il Sole 24 ore del 20 maggio scorso – sostiene che si tratta di somme tassabili in capo al ricevente (in quanto «reddito diverso» frutto dell’«assunzione di un obbligo di fare, non fare o permettere») in un comunicato diffuso ieri la banca vicentina sostiene, invece, che la somma è stata erogata a titolo risarcitorio e che essa è fiscalmente esente. Ma se così non fosse, e quindi l’agenzia delle Entrate proseguisse per la sua strada, la prima a pagare un conto decisamente elevato sarebbe proprio la banca stessa che si vedrebbe chiedere dalle Entrate circa 80 milioni di euro a fronte dell’omesso versamento di ritenute d’acconto per un importo complessivo vicino ai 400 milioni. Con l’inevitabile conseguenza che le somme erogate dalla banca finiranno nei redditi dei circa 90mila percipienti magari costretti, anche solo per quegli importi, a presentare la dichiarazione dei redditi; oltre ovviamente a sostenere la tassazione dei medesimi. La tesi della banca è che le somme erogate sono a titolo risarcitorio e che ciò «non determini alcun reddito autonomamente e istantaneamente imponibile in capo agli azionisti». Una tesi diversa, secondo la banca, «non corrisponde alla sostanza giuridica e alla forma degli accordi transattivi stipulati con la banca nell’ambito dell’Offerta di transazione» anche perché «l’impegno assunto dagli aderenti all’Offerta di non intraprendere o proseguire azioni legali contro la Banca non è l’elemento qualificante dell’accordo medesimo, ma è conseguente e collaterale al riconoscimento all’azionista di un risarcimento, sia pure forfettario, del danno subito». Difficile però non leggere, nell’accordo stesso, che la corresponsione dell’indennizzo è prevista «a fronte della rinuncia ad agire contro la banca». Se si fosse trattato di un semplice risarcimento, quell’impegno non sarebbe stato necessario; tanto più che l’operazione messa in piedi dalla banca aveva anche la finalità di tenere indenni i bilanci futuri dai rischi di controversie con la clientela. Somme che non sono, quindi, in alcun modo compensabili con le minsuvalenze in caso di cessione o rimborso del titolo. Ora, fermo il disappunto degli azionisti, la banca rischia di vedersi aprire un fronte “fiscale” da 80 milioni, più le sanzioni.

Giorgio Costa

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa